Voto

6

Leader della nuova cultura hip hop giovanile, Lil Yachty chiude la trilogia iniziata nel 2016 con 19 tracce che suonano come la soundtrack di un videogioco amatoriale.

Nato dalla collaborazione con vari produttori, tra cui The Alchemist e Earl On The Beat, l’album innesca un bizzarro cortocircuito fra i campionamenti in peno stile bubblegum trap e i beat rap più tradizionali. L’effetto prodotto è sinestetico e si diffonde lungo tutta la tracklist, enfatizzato dalla voce ultra robotica di Yachty deformata da un uso quasi viziato dell’autotune.

Il suo lirismo è tuttavia obsoleto e intenzionalmente disinteressato, un mumble rap fumettistico che parla di ricchezza (Range Rover Sports Truck) e fama (Black Jesus). In T.D (feat. Tierra Whack, A$AP Rocky e Tyler, The Creator), Oprah’s Bank Account (feat. DaBaby e Drake) e Pardon Me (feat. Future e Mike Will Made It); e la piccata tendenza all’ostentazione si rivela poco competitiva se messa a confronto con le barre taglienti dei rapper con cui collabora.

Lil Boat 3 ci catapulta dentro a una versione iper contemporanea di Super Mario Bros, in cui il protagonista è proprio Lil Yachty e ha un unico obiettivo: affermarsi, vincere su tutto e tutti: quindi dissare i nemici, fare soldi e autoproclamarsi il “King of the Teens”. Game over? Possiamo dire che i tentativi di reinvenzione possono risultare affascinanti anche quando falliscono, perché una volta accettate le regole, finché c’è gioco c’è divertimento.

Deborah Cavanna