Voto

7

Nel duemila venti Lil Durk ha messo in mostra la sua prolificità artistica con il suo sesto album in studio The Voice, uscito a pochi mesi di distanza da Just Cause Y’all Waited 2. The Voice è un progetto d’eccezione dietro al quale l’idea sostanziale è stata quella di elaborare, e in seguito concretizzare, un lavoro che sin dalla copertina emblematizzasse un sincero omaggio al suo migliore amico King Von, deceduto lo scorso novembre.

The Voice evidenzia da subito un distacco rispetto ai lavori precedenti, infatti la tracklist di sedici brani incalza sopra dei beat avvolti da una nube di malinconia inalterabile. Nella title-track l’artista fa emergere alcuni aspetti contenutistici sensibili che spingono a riflettere sulla presenza del dolore e sui cambiamenti che può suscitare (“I was goin’ through that pain alone/We all change, you say/I change along sleepless nights”). I brani alternano momenti da solista che appaiono come racconti sfibrati di una quotidianità ormai scalfita dagli inevitabili guai legali a featuring con 6lack, Young Thug (Stay Down), YNW Melly (Free Jamell) e con Booka600 (Lamborghini Mirrors) introdotti da rasserenanti giri di piano. La configurazione per eccellenza di un duetto da urlo è racchiusa, però, nella traccia con lo stesso King Von (Still Trappin’), power rap che ostenta ricchezza e malavita all’interno di un’atmosfera gloomy.

Attraverso The Voice Lil Durk ha voluto esprimere solidarietà nei riguardi di un fratello scomparso, riconfermando in maniera incisiva la sua filosofia, nonché suo status dalle origini: “Only The Family”.

Giulia Di Martino