Voto

5

In attesa di vedere Alien: Covenant, Daniel Espinosa (Safe House e Child 44) ripropone una copia sbiadita della saga horror fantascientifica più celebre di sempre, infarcita di riferimenti altrettanto deboli a Gravity (Alfonso Cuarón, USA/UK 2013).

Life – Non oltrepassare il limite non presenta alcun elemento di novità all’interno del genere – errore non più perdonabile dopo il brillante Arrival (Denis Villeneuve, USA 2016)–, né dal punto di vista della messinscena, né da quello della sceneggiatura: i numerosi cliché triti e ritriti rendono superficiale la vicenda e l’apparato tecnico risulta grossolano al limite del kitsch. Nonostante il gradevole intento di voler intrattenere il pubblico con un prodotto facile e accattivante, Espinosa e i suoi due sceneggiatori Rhett Reese e Paul Wernick (già al lavoro in Deadpool e Zombieland) realizzano un’opera piatta e dal ritmo poco efficace: un film assolutamente dimenticabile.

Christopher Lobraico e Benedetta Pini