Voto

7

Parla di amore e coraggio il nuovo progetto di Lianne La Havas: un album coeso e maturo, segno di una genesi personale e artistica, ricercata e profonda che porta il suo nome. Dodici tracce nelle quali R&B, soul, jazz e folk si fondono in una sorta di jam session fremente che irradia sensualità.

Bittersweet apre con grande perizia la tracklist restituendoci un’istantanea completa di ciò che verrà. Batteria, chitarra, flauto, violino e pianoforte: Lianne La Havas crea delle stanze acustiche minimaliste, aperte a una ricercatezza originale che movimenta l’ascolto e ne cattura il sentimento. Internamente a queste atmosfere eteree, in una precisa cruna d’ago, si infilano elementi di flamenco (Seven Times), synth sibilanti (Courage) e battiti di mani (Sour Flower). Autoprodotto con grande consapevolezza, l’album si rifà alle sonorità anni ‘70 dei lavori di Milton Nascimento, Roberta Flack e Donny Hathaway, e sprigiona un empowerment sconfinato che libera la sua anima black. Il disco disegna la corolla dell’amore unendo al cuore dell’argomento anche le sensazioni più nefaste, le quali, traccia dopo traccia, seccano i petali di questo fiore fino alla sua successiva rinascita. Audacemente interpreta Weird Fishes dei Radiohead rallentandone il ritmo e usando la sua voce come uno strumento portante che, nella successiva Please Don’t Make Me Cry, si fa al contempo potente e delicato, mentre nella precedente Paper Thin si riduce quasi a un sussurro.

Sono passati ormai otto anni dall’album di debutto (Is Your Love Big Enough?) e Lianne La Havas ha espletato una crescita rigogliosamente e orgogliosamente visibile: produzioni e liriche nella loro semplicità non sono mai state così pregne di affetto. Lianne La Havas è un viaggio di cinquantadue minuti durante il quale l’artista abbraccia la rinnovata solitudine vivendo un amore nuovo, forse il più necessario e vacillante, quello per se stessa.

Deborah Cavanna