Voto

6

Quando verso la fine del 2017 fu pubblicato As You Were , lo accogliemmo come se nostro fratello maggiore fosse finalmente tornato a casa. Per i fan inter-generazionali orfani degli Oasis, vedere il più piccolo dei fratelli Gallagher ridefinire in modo così importante la sua presenza sulla scena musicale e finalmente vederlo fare il grande passo come solista (dopo la sfocata esperienza con i Beady Eye), non rappresentava soltanto una prova muscolare in stile Gallagher, ma una maturata consapevolezza post-Oasis.

As You Were doveva essere il collegamento fra il prima e il dopo. Se il prima lo conoscevamo bene, per il dopo abbiamo nutrito speranze di rinnovamento e nuovi spunti artistici. Ma il nuovo Why Me? Why Not. sconta la carenza di una nuova visione, sia per sonorità che per testi. “Our Kid” chiama nuovamente a rapporto Greg Kurstin e Andrew Wyatt per stendere liriche e produzioni: il loro compito è rendere artisticamente più spendibili le idee servite da Liam (che non nasconde le sue lacune compositive), ma l’intento è centrato solo parzialmente. I pezzi richiamano eccessivamente un passato che ritorna ciclicamente, sia sull’impianto musicale che sui testi nei quali è visibile il ritorno di alcuni riferimenti, tra cui la diatriba familiare che coinvolge Noel Gallagher che continua ad animare le liriche, come accade in One of Us.

Il livello artistico di pezzi come l’apripista Shockwave, la ballata melanconica One Of Us, la “lennoniana” Once e il rock and roll di Halo è di ottimo livello e ben calibrato e studiato a tavolino come tutto il disco. Sarà che, negli anni, lo spregiudicato ragazzo di Manchester ha abituato i suoi fan a un’attitudine irriverente, sarà che a cinquant’anni finalmente sembrerebbe aver trovato un nuovo equilibrio. Non si può, però non provare un po’ di amarezza pensando a quello che avrebbe potuto essere questo disco, soprattutto quando si ascoltano alcuni brani riempitivi come Alright Now, The River, Gone, Invisible Sun o Glimmer, brano, quest’ultimo, totalmente scollegato dal resto della tracklist.

Sarebbe facile celebrare Why Me? Why Not? come il prodotto di una star dell’olimpo del rock data l’assenza di guizzi particolari nel panorama circostante. Se ricoprire di onori un’opera sufficiente è quel che rimane dei gloriosi tempi passati, allora sarebbe bene rassegnarsi al tramonto di un genere che ha attraversato decadi rinnovandosi e spostando l’asticella sempre più in alto. Quello che Gallagher propone è un mix sapiente e calibrato di ingredienti pescati dal ricettario del “già visto, già sentito”. Per quanto apprezzabile e piacevole possa rivelarsi l’ascolto, l’impressione è quella di assistere a una reinterpretazione di una ricetta da parte di Liam Gallagher piú che a una sua personale visione del proprio futuro da solista.

Gaia Ponzoni