Voto

5.5

A quasi vent’anni dall’ultima esperienza da regista, il divo Warren Beatty torna sulle scene con L’eccezione alla regola, una favola romantica leggera e dal gusto rétro da lui scritta, diretta, prodotta e interpretata.

Due giovani, idealisti e ferventi religiosi, si innamorano nella Los Angeles del 1958 – alla vigilia della rivoluzione sessuale e femminista –, dove lavorano alle dipendenze del magnate plurimilionario Howard Hughes, interpretato dallo stesso Beatty. Il personaggio di Hughes, già portato sullo schermo da Martin Scorsese in The Aviator (2004), è qui costruito con maggiore cura: le sue movenze nervose, gli scatti isterici e le psicopatologie per cui era celebre sono rese a dovere grazie all’apprezzabile sforzo mimetico di Warren Beatty. Il personaggio (o l’interprete) è grande a tal punto da divorare i due protagonisti, Lily Collins e Alden Ehrenreich, completamente adombrati non appena Hughes/Beatty appare in scena.

In molti hanno tacciato di narcisismo e megalomania l’operazione nostalgica che Warren Beatty mette qui in atto, ma forse si tratta solo di un affettuoso tributo a un’epoca aurea che non c’è più, da parte di una leggenda del cinema classico che quell’ideale l’ha costruito in prima persona. La fotografia agée, i costumi curatissimi e il ricorrente Adagietto di Mahler acuiscono questa sensazione.

Giorgia Maestri