“L’erba ti fa male se la fumi senza stile” canta Francesco Bianconi (frontman dei Baustelle). Sorella Kate, di stile, ne ha da vendere, e con lei le altre donne della congregazione delle Sisters of the Valley, che vanno in giro per la cittadina californiana di Merced a vendere erba medica e prodotti derivanti – acquistabili anche online sul loro sito. Il docu-film Le sorelle di Marija di Rob Ryan – disponibile sulla piattaforma Wanted Zone – mostra proprio la genesi e lo sviluppo delle Sisters of the Valley, congregazione creata da Christine Meeusen (vero nome di sorella Kate), che ha adottato il vestiario da suora senza identificarsi in alcuna istituzione religiosa, semplicemente per sottolineare l’attitudine caritatevole della sua attività, diventando l’incarnazione del proverbio “L’abito non fa il monaco”. Le Sisters of Valley coltivano piantagioni di cannabis medica a ridotto quantitativo di THC, che poi raccolgono, essiccano e lavorano, il tutto in totale autonomia, ottenendo un prodotto adatto per essere fumato, ma anche oli, infusi e creme alla canapa. Inoltre, operano nel pieno rispetto della Terra, adattandosi ai cicli naturali, rispettando le fasi lunari e rifacendosi anche alle tradizioni agricole, come quelle dei nativi americani che purificano il terreno e gli ambienti con il palo santo. 

Il documentario mostra anche le notevoli difficoltà che le Sorelle devono affrontare ogni giorno per sottostare alla rigida regolamentazione della coltivazione della cannabis in California e tutelarsi dal pericolo delle organizzazioni criminali, che vedono l’attività delle sorelle come una minaccia. Emerge così il punto di vista dei produttori e di come sia necessario istituire un sistema più accessibile, trasparente e sicuro. Di certo, in questa situazione già caotica e complessa, non aiuta l’atteggiamento delle istituzioni locali, in particolare lo sceriffo e il pastore della contea, fortemente contrari all’attività delle Sorelle e in generale alla liberalizzazione del consumo di cannabis, che quotidianamente per ostacolarle. azioni, come l’Italia, a gravare sui coltivatori è il pregiudizio. Non basta solo legalizzarla o liberalizzarla, ma è necessaria un’operazione di educazione e divulgazione per riuscire a de-stigmatizzarne l’utilizzo.

Alternando footage della congregazione al lavoro, interviste ai protagonisti della vicenda (le Sisters, il loro avvocato, lo sceriffo della città, il pastore, il figlio di Kate e il fratello), video del passato di Kate, il documentario ripercorre i momenti salienti della vita di Christine Meeusen, soffermandosi sulle vicende l’hanno portata dall’essere un’imprenditrice di successo a diventare sorella Kate: prima la truffa da parte del marito, che scopre essere bigamo e averle rubato i risparmi di una vita, e poi la pugnalata da parte del fratello, due eventi traumatici che la portano a vivere per alcuni mesi come una senza tetto, per poi riprendersi in modo completamente indipendente, puntando tutto su se stessa.

In questa situazione drammatica, vede un’occasione di profitto e di rinascita nella coltivazione di cannabis, con un’attitudine che ricorda un po’ quella di Grace de L’erba di Grace – anche lei rimasta senza il marito e piena di debiti che scopre nella coltivazione di cannabis l’occasione per un riscatto. La storia di Kate è una storia di disgrazia e di rinascita, di libertà e di ribellione.

Allegra Adorni