Voto

8

Dopo un lungo silenzio dall’ultimo album Costellazioni, Le Luci della Centrale Elettrica torna passando – è il caso di dirlo – per astra ad aspera. Non è detto che un viaggio possa cambiare radicalmente un uomo, ma con il suo vagabondaggio Vasco Brondi sembra essersi guadagnato un bagaglio ricco di novità, di cartoline ricordo da tutto il mondo e di consapevolezze impacchettate come souvenir.

Se Costellazioni invitava a rimanere positivi nonostante tutto stesse andando storto e infondeva messaggi di speranza per le anime perse, supportato da beat per ballare sulle macerie, arrangiamenti elettronici e spatolate di archi e fiati a consolidare la corposità dei testi, Terra non è niente di tutto questo. Vasco è cresciuto ed è pronto a insegnare qualcosa: a sbattere i piedi sul posto sono bravi tutti, a camminare un po’ meno. Tra cajo, tamburi, chitarre zingare e soli africani, viene dato un senso nuovo alla città di Milano, pronta a essere reinventata. Possiamo permetterci di immaginare che dietro l’angolo di Via Fiori Oscuri ci sia la Siria e che dalla Darsena si possa arrivare alla foce del Nilo. Terra è come un viaggio sulla 90, guidata da Vasco senza fretta, che nella calca dei suoi testi ammicca a Jovanotti, Giovanardi e Battiato.

Ilaria Lucchin