Voto

6.5

Le ereditiere di Marcelo Martinessi è uno di quei film che corrono su due binari paralleli: su uno c’è la trama palese del film, sull’altro c’è il sottotesto che rimanda metaforicamente a una situazione più ampia. Le ereditiere parla di due donne sulla sessantina, Chiquita (Margarita Irun) e Chela (Ana Brun), che condividono la vita da molti anni e si trovano a gestire l’eredità, concreta e metaforica, del loro sfarzoso passato alto borghese. In quel passato c’è il loro amore, la loro passione, la loro ricchezza, la loro energia, la loro voglia di vivere. Un passato che nel presente sbiadisce, appesantito dalla polvere, oscurato dalle veneziane sempre socchiuse; un’atmosfera stanca e abulica resa da una fotografia desaturata, dai colori freddi e dalla luce soffusa, e da una regia spossata, che spia languida i personaggi.

Incapaci di gestire un’eredità così ingombrante e indebitate fino al collo, sono costrette a vendere i resti di quel passato, non solo economico ma anche emotivo, perdendo piano piano i pezzi di loro stesse e abbandonandosi a una passiva rinuncia, perché incapaci di reagire. L’incedere lento – a tratti noioso – della pellicola trova una svolta proprio nel momento in cui Chiquita, la più esuberante delle due, viene accusata di frode ed esce di scena. Chela rimane sola e inaspettatamente – per noi e per lei – inizia a rinascere: riscopre se stessa, la propria vita, il proprio corpo, la propria indipendenza, la propria autonomia. Finalmente alleggerita del proprio passato: libera e presente.

Il rimando metaforico e politico, seppur mai dichiarato, è immediato e ovvio: l’ombra della dittatura di Stroessner, instauratasi nel 1947 in seguito a una guerra civile (di cui Martinessi parla nei suoi corti precedenti) e terminata solo nel 1989, incombe ancora sul Paraguay ed è la causa principale delle difficoltà economiche e sociali del Paese. Il messaggio di Martinessi è colmo di speranza ma pecca di semplicismo: Chela rinasce, trova un lavoro come autista improvvisata di ricche signore che fino a poco tempo prima erano sue pari nella gerarchia sociale, riscopre il desiderio per una giovane ragazza, e allo stesso modo anche il Paraguay può svegliarsi dal torpore. Una liberazione che per Martinessi non è solo possibile, ma necessaria.

Benedetta Pini

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