Voto

7.5

Quando ti senti veramente a terra, confrontarti con qualcuno che ci è già passato ti farebbe sentire meglio? Le cose che non ti ho detto (Hope Gap) è questo qualcuno. È una storia d’amore e di separazione tra Grace (Annette Bening) e il marito Edward (Bill Nighy), che coinvolge inevitabilmente il loro unico figlio Jamie (Josh O’Connor), sul quale ricade la responsabilità di raccogliere i pezzi di quel che resta della sua famiglia. Ogni elemento del film di William Nicholson è calibrato al millimetro per entrare in empatia con i protagonisti: dalla caratterizzazione dei personaggi alle inquadrature lente e a volte statiche, come se il tempo si fosse fermato dal momento in cui Edward ha abbandonato la sua vecchia casa e Grace si è ritrovata sola.

A mettere in relazione lo spettatore con il film è lo sviluppo di figure umane realistiche e mai stereotipate. Come Jamie non giudica mai il padre per la sua scelta né la madre per i suoi comportamenti, anche per chi osserva è facile intuire che non ci sono né vittime né colpevoli. Esattamente come nella vita reale. In questo senso, contribuisce l’interpretazione pacata ma convincente dei tre protagonisti, spinta sopra le righe quel tanto che basta di Annette Bening, calata in modo credibile nel ruolo.

Le cose che non ti ho detto è anche e soprattutto una riflessione sulle parole. La sceneggiatura è un susseguirsi di “dimmi, spiega, tu hai detto che…”: i personaggi analizzano loro stessi e si analizzano a vicenda, cercando di capire l’altro attraverso i discorsi, riflettendo su quello che avrebbero voluto dire e quello che avrebbero preferito non dire affatto. Jamie è il portavoce tra le due parti, ascolta sia le parole del padre che della madre, e attraverso queste ne comprende le ragioni e i sentimenti. Le cose che non ti ho detto è un’analisi viscerale del dolore, diretta e senza filtri, che rifugge da pietismi e conquista in definitiva mostrando, alla fine della grande sofferenza, un bagliore di speranza.  

Giulia Crippa