Uscito nelle sale americane il 14 dicembre 1994 Pulp Fiction è l’ultimo capitolo della trilogia pulp di Tarantino, preceduto da Le iene e Una vita al massimo, rispettivamente del 1992 e 1993. Vincitore della Palma d’oro al festival di Cannes, Pulp fiction colpì pubblico e critica per la tecnica della digressione, colonna portante del film: situazioni cinematografiche ormai classiche acquistano un nuovo significato e permettono al regista di giocare con un altissimo numero di generi e stili, mescolando divertimento e violenza. Il tempo e lo spazio risultano allora indefiniti, ed è quasi impossibile per lo spettatore capire come gli eventi si susseguano a livello cronologico. Questa schizofrenia stilistica e di genere trova riscontro anche nella colonna sonora, che pesca dalla storia musicale brani tra loro diversissimi, dai classici del rock’n’roll statunitense e dal blues alla musica surf.

Il contrasto fra momenti ironici e violenti è sottolineato proprio dalla soundtrack. La celebre sequenza della gara di ballo di Vincent (John Travolta) e Mia (Uma Thurman), moglie del boss Marsellus (Ving Rhames), viene valorizzata dalla lenta e voluttuosa You Can Never Tell di Chuck Berry, sulle cui note si muovono sinuosamente i due protagonisti, quasi storditi dell’atmosfera fumosa del Jack’s Rabbit Slim’s. Al contrario, brani dal ritmo veloce e ricchi di sonorità sono quelli che accompagnano le scene di violenza quasi caricaturale. Un esempio che rispecchia questa atmosfera nonsense tipica del film è Misirlou, melodia d’apertura di origine greca che, veloce ed esaltante in stile surf rock, evidenzia l’atmosfera quasi nevrotica di un’iniziale tentativo di rapina in cui vengono loro malgrado coinvolti i due protagonisti, costretti a scontrarsi con una coppia di ladruncoli, Coniglietta (Amanda Plummer) e Zucchino (Tim Roth).

A reggere il filo rosso del film, suddiviso in tre differenti storie sovrapposte spazio-temporalmente, sono le vicende dei due sicari Vincent e Jules (Samuel L. Jackson) legate a una misteriosa valigetta nera appartenente al loro capo Marcellus. Mentre l’intreccio diventa progressivamente sempre più fitto, la colonna sonora ne asseconda la complessità grazie all’amalgama eterogenea dei brani, scelti appositamente da Tarantino per ricreare anche musicalmente l’atmosfera a effetto e nonsense di Pulp fiction.

Caterina Polezzo