Diretto da Jane Campion nel 1993, Lezioni di piano si impose sulla scena cinematografica con la riedizione del 1994, che vinse tre Oscar, la Palma d’oro al 46° festival di Cannes e ottenne la nomination per la Migliore colonna sonora ai Golden Globes del 1994. Le musiche furono curate dal compositore inglese Michael Nyman, che divenne popolare proprio in seguito al successo della pellicola. Esponente del minimalismo musicale – un ramo della musica “colta” nato negli Stati Uniti durante gli anni ’60 –, Nyman compone melodie che ruotano intorno a schemi semplici e ripetitivi: in Lezioni di piano i brani sono brevi e uniformi dal punto di vista armonico, fatti di melodie che si ripetono e si sovrappongono. Il risultato è un sinuoso movimento concitato e ossessivo che rispecchia i moti interni della protagonista Ada McGrath, una “strana creatura”, ostinata nel proprio mutismo dall’età di sei anni, produttrice di soavi melodie e amante del silenzio perché contrapposto al rumore, esattamente come la sua musica. Nate per esprimere gli stati d’animo di Ada, le tracce risultano spontanee e naturali grazie all’abilità del compositore, tanto che sembrano il frutto di un’improvvisazione, difficili da identificare e ancor più da riprodurre.
img_72
Il tema centrale del film viene raccontato da The Heart Pleasure First, in cui i suoni variano per intensità e velocità mentre girano intorno a un unico schema che sembra volersi ripetere in eterno: un’insolita commistione di malinconia e allegria che coglie in pieno l’essenza della pellicola e gli aspetti più intimi della protagonista, una donna contraddittoria, determinata, vulnerabile e malinconica, ma capace di trovare il proprio equilibrio suonando il suo pianoforte. Completamente diverso è The Mode That Passes Trhough You, il brano che Ada esegue dopo aver ricevuto la notizia della partenza del suo amante. I suoni si fanno così tristi e cupi, colmi di dissonanze, in una continua tensione che non troverà soluzione nemmeno al termine del brano. “Lei non suona il piano come noi. No, lei è una strana creatura e la sua musica è strana, cambia a seconda dell’umore. […] avere dei suoni lugubri dentro non deve essere affatto piacevole”, così descrive zia Morag la performance di Ada. Della colonna sonora, inoltre, fanno parte tre composizioni orchestrali, gli unici brani non suonati dalla protagonista e utili a una più profonda comprensione delle situazioni a cui fanno da sottofondo: Here To There, dall’allegra e frenetica melodia scozzese, la triste A Bed of Ferns dominata dai violini e Dreams of a Journey, una traccia da vera e propria pace dei sensi.

La colonna sonora di Nyman riesce a rivelare la straordinaria potenza espressiva della musica, mentre il film apre un’importante riflessione filosofica sul suono: inutile tentare di sbarazzarsi del rumore, esisterà sempre e necessariamente insieme al suono, al quale si può rifuggire solo con la morte. Ada, infatti, nonostante per tutta la vita si sia rifiutata di parlare, non ha mai avuto silenzio intorno a sé: “C’è un grande silenzio dove suono non può esserci, nella fredda tomba del proprio mare” (citazione della protagonista dal poema Silence di Thomas Hood).

Federica Romanò