American Beauty è il film di Sam Mendes che nel 1999 ha spopolato agli Oscar, vincendone ben cinque. Ironia della sorte, a non ricevere nulla tra i nominati è stato Thomas Newman, nonostante sia proprio la colonna sonora uno degli aspetti principali del film: il suo suono distintivo ha la capacità di evocare i significati a cui rimandano le immagini, facendo progredire la trama del film.

La storia è quella di Lester Burnham (Kevin Spacey), un uomo in crisi di mezza età che non sopporta più la monotonia della sua esistenza. Il pezzo di apertura Dead Already, con il suo suono un po’ eccentrico, cattura la natura ciclica e noiosa della vita in periferia. Le riprese aeree delle strade che si diramano nelle aree suburbane, segnate da filari di case e alberi tutti allineati, rivelano lo stile di vita ripetitivo e alienante dei personaggi. Il senso di vuoto emerge dal motivo ricorrente a cinque note, affiancato dalle percussioni e da una melodia di archi.

La colonna sonora si rivela allora una superficie in cui si riflette il film: non è semplicemente musica di sottofondo ma crea un’atmosfera che dà un senso agli atteggiamenti e ai sentimenti dei personaggi, fino a trasformare il tono del film, alternando attentamente strumenti esotici come il dulcimer e il fischietto di latta a quelli più tradizionali. Le note veloci dei brani Lunch with the King e Bloodless Frek trasmettono un travolgente senso di cambiamento che suggerisce speranza, felicità e liberazione dalla routine. Un punto di svolta nel film, in cui Lester Burnham ha finalmente la sua epifania e riprende il controllo della propria vita.

Le tracce di Newman descrivono il complicato viaggio emotivo che i personaggi stanno attraversando: Spartanette suggerisce il desiderio e la lussuria di Lester quando rimane ipnotizzato dalla migliore amica cheerleader di sua figlia. Allo stesso modo Structure and Discipline trasmette la difficoltà emotiva di Ricky Fitts di fronte all’autorità ricoperta del suo padre, un rigidissimo ex colonnello. Any Other Name è forse il pezzo più commovente del film, che incoraggia la riflessione sull’intera vicenda narrata: il pianoforte che accompagna il monologo di chiusura offre il momento più toccante del film, riflettendo su tutta la bellezza a cui Lester ha assistito nel corso della sua vita.

A volte i premi vogliono dire ben poco sul valore di un film, e la colonna sonora di American Beauty ne è la dimostrazione: il suo incanto vivrà per sempre nella storia del cinema, Oscar o no.

Anna Bertoli