Voto

7

Dopo un paio di anni di silenzio dal primo disco di esordio, Lazza torna ai microfoni con Re Mida, album che segna il punto di transizione nel suo percorso lavorativo e, soprattutto, personale. La sua vita è cambiata: i tanti sforzi del passato lo piazzano oggi tra i primi posti di un’ideale top five delle nuove leve del rap italiano. Nei testi racconta infatti di questa sua nuova quotidianità, senza mancare di citazioni al mondo del cinema e della moda.

Ciò che lo ha sempre contraddistinto e diversificato dalla massa è la sua capacità di inserire l’elemento del pianoforte (retaggio della sua formazione in musica classica al conservatorio) in un contesto inconsueto come quello del rap, dimostrando che le etichette di genere sono solo una formalità.

Con Re Mida Lazza conferma le sue capacità, anche grazie all’indiscussa abilità tecnica nelle rime e nei giochi di parole, valida tanto in beat old school (Re Mida) quanto in produzioni più attuali (Porto Cervo e Netflix, vere hit del disco), tutte a cura di Lazza stesso affiancato da Low Kidd. Non mancano collaborazioni degne di nota: da Tedua in Catrame, uno dei pezzi più originali dell’album, ai “padri” del rap italiano, nonché grandi mentori per Lazza, come Fabri Fibra e Guè Pequeno.

Anna Laura Tiberini