Voto

6.5

Il ritrovamento di un bambino alieno non significa sempre lotta al crimine e/o destino dell’umanità in mano a un redentore miracoloso; le conseguenze possono essere diverse e altrettanto terribili. Il giovane e arrogante protagonista del film, diretto da David Yarovesky (regista del poco noto thriller psicologico The Hive del 2014) rappresenta un banale contro-stereotipo dell’eroe da fumetto, con propositi nefasti e una difficile coesistenza insieme ai suoi coetanei e agli adulti. Tra aggressioni e sparizioni, Brandon segue il proposito dei suoi misteriosi “compatrioti”: prendi il mondo.

Nonostante lo sviluppo narrativo non presenti altro che quanto ci si aspetta fin da inizio pellicola e l’approfondimento psicologico venga ridotto all’osso, Brandon (Jackson Dunn) si rivela una figura promettente: è alieno (perché extraterrestre) e alienato (perché escluso, inadatto al mondo); un simbolo di diversità e superiorità sia sul piano metaforico che effettivi – è il primo della classe, ha poteri sovrumani. I genitori si ritrovano a non sapere che cosa fare con lui: nostro figlio è un mostro (morale e biologico).

Federico Squillacioti