Voto

8

The Fame (2008) aveva contrapposto due schieramenti: chi pensava che Lady Gaga fosse una copia sbiadita di Madonna e chi ne elogiava la qualità delle produzioni, il carisma e l’estensione vocale. Dopo dodici anni, undici Grammy vinti, due Golden Globe e un premio Oscar, Joanne (2016) aveva rivelato un lato di Lady Gaga diverso dal personaggio esuberante e patinato con cui era solita mostrarsi, portando anche i più accaniti detrattori a riconoscere quanto il suo percorso sia stato personale e d’impatto. Dietro il consiglio del suo mentore Elton John, che le ha suggerito di avvicinarsi allo stile Carole King, il penultimo lavoro in studio di Gaga ha virato verso sonorità più calde dalle sfumature country. Il risultato è stato talmente positivo da spalancarle le porte per la colonna sonora di A Star Is Born, che le è valsa un Oscar e che ha dimostrato quanto la sua visione artistica non fosse relegata in un solo immaginario specifico.

Chromatica riprende le sonorità danzerecce degli esordi, guardando al passato sulla scia dei trend revival del momento. Emergono così le influenze di Grimes, dell’euro-disco anni ’90 e della dance senza compromessi né momenti acustici – segni evidenti della direzione artistica intrapresa dai produttori Bloodpop e Axwell. A differenza dei lavori precedenti, non c’è traccia di ballate piano-voce: l’intero ascolto di Chromatica è un’esperienza adrenalinica e sensoriale che trasporta l’ascoltatore direttamente in un club con luci al neon e flash strobo. L’universo fittizio creato ad hoc per l’album (e lanciato nel video promozionale di Stupid Love) è metafora della forza anarchica con cui Gaga affronta i demoni del proprio recente passato. Lo fa in Rain On Me, insieme a un’altra donna che di momenti duri ne ha passati molti negli ultimi anni, Ariana Grande. Lo fa anche in 911 (“My biggest enemy is me, ever since day one”) e in Replay (“Every single day, I dig a grave/Then I sit inside it, wondering if I’ll behave”), dichiarando senza alcun timore tutta la propria vulnerabilità.

Ma è in Sine from Above che si toccano le vette più alte dell’album: la collaborazione con Elton John, che la dance l’ha vissuta in prima persona durante i suoi anni da frequentatore dello Studio 54, è una prova di stima reciproca e incondizionata. Un esperimento che ricorda quello di Post Malone e Ozzy Osbourne in Take What You Want: due mondi distanti che flirtano da sempre – esteticamente e artisticamente – e che vengono infine a collidere, con un risultato memorabile. Coerente, fresco e ispirato: Chromatica è il ritorno sulle scene che i fan della prima ora di Lady Gaga attendevano da tempo.

Christopher Lobraico