Voto

5.5

Napoli, inizi anni ’80. Aldo e Vanda sono sposati con due figli, Sandro e Anna. Poi Aldo tradisce Vanda con Lidia. Presentato fuori concorso alla 77a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, Lacci ripercorre le fila del dramma famigliare, un filone tematico carissimo al cinema italiano e al regista Daniele Luchetti, che già l’aveva affrontato in La nostra vita (2010) e Anni felici (2013). Autore della sceneggiatura insieme allo scrittore dell’omonimo romanzo da cui è tratto il film, Domenico Starnone e al Premio Strega Francesco Piccolo, il regista ha scelto di dirigere un adattamento che segue la trama originale. I temi e le sequenze cruciali del romanzo, infatti, ci sono quasi tutti e la pellicola scivola dove aggiunge.

Lacci tratta la rimozione forzata del dolore e la tossicità di certe dinamiche d’amore: cosa lasciamo quando decidiamo di chiudere un rapporto con qualcuno? Luchetti e Starnone fondono il tempo, inteso come cifra di sfaldamento, con l’amore, e raccontano di tradimenti, litigi e incomprensioni, restituendo una visione dell’amore non come una questione tra due sole persone ma come una dinamica che include necessariamente anche chi sta loro intorno. Il film affronta in un’ottica attualissima il tema della fedeltà: non c’è più la limitante correlazione tra fedeltà alla persona, fedeltà al sentimento e fedeltà verso se stessi; l’obiettivo è di slegare l’identità individuale dal rapporto con l’altro. Lacci ridefinisce l’emotività e il rapporto col dolore e con l’esternazione dei sentimenti, soprattutto quelli considerati “negativi” dall’ipotesi cattolica della famiglia italiana.

Il film dimostra di sapersi orientare tra le piroette emotive di Starnone, sopratutto riguardo al rapporto padre-figli, che nell’Italia post ’68 non era come quello attuale; manca, tuttavia, la mano di Luchetti nel dare quell’impulso emotivo che era la forza dei suoi film precedenti, come La nostra vita. Lacci trasmette in parte la sensazione di turbamento e destabilizzazione, l’abusività, la ricorsività e l’inesorabilità del sentimento amoroso.

Davide Spinelli