Voto

6.5

Le lacrime sono sempre salate, ciò che le differenzia e le rende l’esempio ideale della varietà sono i sentimenti: si può piangere per gioia, tristezza e addirittura rabbia. A coinvolgere gli spettatori de La vita possibile è stato proprio quel sentimento d’ira che si prova nel momento in cui non si riesce a far andare le cose per il verso giusto, contribuendo all’amara commozione generale.

Nonostante l’alto rischio di cadere in una facile tediosità nel trattare un argomento così delicato, la scrittura del film risulta originale grazie al punto di vista adottato, quello dei figli, che in piena fase adolescenziale dimostrano di avere invece spalle forti da uomini maturi. Vengono rappresentati in modo originale anche il dispiacere, la felicità e la riscoperta di quelle cose semplici che spianano la strada verso la ricerca della normalità. Le emozioni immortalate dal regista sono frutto di un’aspra quotidianità che rende onirico il benessere e banale la voglia di riscatto,ma spesso è proprio la banalità a ricordarci di non dare nulla per scontato. Come suggerisce il titolo, è possibile cambiare vita, ma ciò che conta davvero è apprezzarne il valore in tutte le sue sfaccettature, anche la frivolezza delle piccole attenzioni. Questo messaggio viene ricalcato dalla colonna sonora, nella quale compare il brano La vita di Shirley Bassey: “Più bello della vita non c’è niente e forse tanta gente non lo sa”.

La coppia Margherita Buy e Valeria Golino non delude le aspettative, confermando il singolo valore delle due artiste e il loro efficace affiatamento.

La vita possibile è un acuto quadro sociale ambientato in una Torino ancora in parte bloccata nello stereotipata di città multiculturale, fredda e visceralmente industriale.

Fabrizio La Sorsa