1. “Quando sei piccolo, ogni cosa ti sembra enorme; quando sei grande, ogni cosa ti pare nulla”

Questa è la frase che viene ripetuta costantemente, come un mantra, durante le sei puntate de La vita bugiarda degli adulti, serie Netflix tratta dall’omonimo romanzo di Elena Ferrante. Storia di formazione ambientata nella Napoli degli anni Novanta, racconta di Giovanna, che ha tredici anni e si sente “brutta e con un brutto carattere”, come confessa alle migliori amiche Ida e Angela. Un giorno, origlia il padre Andrea paragonare la sua faccia a quella della sorella Vittoria, zia di Giovanna. La madre è sbigottita e replica: “Ma quella è un mostro!” Ed è così che la protagonista scopre di assomigliare a qualcuno di sgradito, una figura da sempre osteggiata dalla famiglia, tant’è che il suo volto è rimosso da ogni fotografia perché, come rivelerà Nella, la madre di Giovanna, “non è presentabile”. Ma Giovanna non si accontenta di questa spiegazione, vuole saperne di più e chiede al padre di andare a trovarla.

2. “Giannì, se vuoi crescere, devi sbattere la testa!”

Nello accompagna la figlia a conoscere Vittoria, ma l’incontro destabilizza fortemente Giovanna. La zia è l’antitesi dei genitori: è esplosiva, religiosa, passionale e imprevedibile nelle sue reazioni, al punto da risultare quasi maleducata agli occhi della protagonista in un primo momento. Vittoria racconterà la propria vita e la propria verità alla nipote, ed ecco che la realtà di Giovanna si frammenta e si incrina. Da questo momento in poi, la figura del padre viene messa in discussione e decostruita: da uomo colto e intellettuale, amorevole e protettivo, Andrea nella versione di Vittoria assume le sembianze di un manipolatore. Giovanna è affascinata dalla figura della zia, così libera dalle convenzioni e dal perbenismo borghese che caratterizza i suoi genitori, e per questo continuerà a farle visita. L’educazione della zia è alternativa, parla apertamente di sessualità e religione, senza edulcorare la realtà. Ed è così che si scopre che l’amore di zia Vittoria è nato da un tradimento, semplicemente perché “era fortissimo e non c’è stato nulla da fare”.

3. “L’amore è una cosa opaca”

Il tradimento farà irruzione nella vita di Giovanna non solo attraverso il racconto della zia Vittoria, aprendo uno squarcio nella sua crescita: si sente abbandonata e senza figure di riferimento, incapace di ricondurre la complessità della vita in una visione ancora infantile, distinta in bianco e nero, senza spazio per cogliere le sfumature e le gradazioni tra gli estremi. Ma la realtà è più complessa di così, ed è dalla scoperta del tradimento che Giovanna inizierà a emanciparsi da tutti i suoi punti di riferimento per cercare da sola una propria dimensione. Inizia in questo momento la sua metamorfosi, abbandonando il luogo sicuro dell’infanzia per scoprire chi è davvero, esplorando la propria sessualità e prendendo le distanze non solo da zia Vittoria e dai genitori, ma anche dall’amica Angela, la cui visione divergerà sempre di più dalla sua. L’amica, infatti, la giudica per avere avuto rapporti sessuali con alcuni ragazzi della scuola e per la sua bocciatura, ma Giovanna è decisa, si autodefinisce con una forte presa di posizione: “Io non mi faccio rispettare, non studio e sono pure una zoccola”. D’altronde, come le ha detto la zia, è necessario sbattere la testa e farsi del male per poter crescere.

4. “Centro e periferia: un equilibrio precario”

La crescita di Giovanna è riflessa nella sfaccettata geografia di Napoli: accanto alla Napoli borghese dei genitori, quella del Vomero e di Posillipo, troviamo per contrasto il quartiere popolare di Poggioreale in cui vive la reietta Vittoria. Se la prima visita di Giovanna alla zia sembra spaventarla (anche per i racconti del padre), il quartiere di Poggioreale sarà via via sempre più centrale nella ricerca della propria identità, soprattutto da quando inizia a frequesntare chi popola la zona. L’antitesi tra gli spazi è specchio di una questione di classe che non è mai retorica nell’opera, ma sfaccettata e poliedrica. I genitori sono dichiaratamente di ideologia comunista, disquisiscono su questioni marxiste e partecipano alla festa dell’Unità. Ma badano bene a non entrare mai in contatto con la realtà popolana, rimangono una “classe” chiusa in se stessa. Mentre l’autenticità di Poggioreale rappresenta proprio la decostruzione della verità di Giovanna e della fragilità della sua quotidianità. Ma nemmeno il quartiere popolare è esente dalle menzogne e dalle debolezze dell’essere umano: Tonino, amico di Giovanna e fidanzato della sua amica Angela, reagisce violentemente quando lei gli chiede di difenderla da un gruppo che la sta molestando e, dopo averli pestati a sangue, rivela a Giovanna di voler scappare da Napoli perché “qui posso solo buttare la mia vita”. Vittoria stessa, alla fine della serie, troverà lavoro a Posillipo, abbandonando la sua storica casa, ormai sentita come un mausoleo di ricordi in cui non vuole morire seppellita.

5. “S’addà appiccià”

La musica gioca un ruolo fondamentale nel raccontare il passaggio dall’infanzia all’età adulta, così come nel raccontare l’antitesi degli spazi della città. Nella colonna sonora è dominante la musica elettronica, incalzante e ripetitiva con il leitmotiv “Quando sei piccolo, ogni cosa ti sembra enorme; quando sei grande, ogni cosa ti pare nulla”. L’adolescenza è accompagnata dalle sonorità hip-hop dei 99 Posse, gruppo storico della scena contro-culturale napoletana di quegli anni (i quali compaiono in un piccolo cameo), e i Massive Attack. La vita adulta, al contrario, è segnata dalla musica di Peppino di Capri e Rosa Balistreri. Il sonoro scandisce anche la distanza degli spazi tra una città e l’altra: l’ultima puntata è ambientata in parte a Milano e l’arrivo di Giovanna in città è sottolineato dalla musica di Enzo Jannacci ed Edoardo Bennato.

Anna Bonandrini