Voto

6.5

Un film sull’olocausto ambientato sulla soglia dei Duemila potrebbe sembrare quasi un anacronismo, ma non per Mick Jackson e David Hare, che si sono occupati rispettivamente di regia e sceneggiatura del film La verità negata, partendo dal soggetto del libro History on a trial: My Day in Court with a Holocaust Denier di Deborah Lipstadt (Rachel Weisz), protagonista del film.

Qui la guerra non è combattuta tra ebrei e nazisti, e neanche tra la verità e un’assurda menzogna: quello tra la casa editrice della Lipstadt (la Penguin Books) e David Irving (Timothy Spall) è uno scontro tra due mentalità e modi di pensare polarmente contrapposti. Mick Jackson (regista del cult Guardia del corpo) riesce a sfruttare appieno le doti dei suoi straordinari attori per mettere in scena uno scontro ideologico tra il più classico ragionamento inglese e la spregiudicatezza di una nazione nel fiore degli anni come gli Stati Uniti d’America. Il risultato, stilisticamente sobrio e pacato, sembrerebbe sancire la sconfitta della verve d’oltreoceano.

Nella pellicola viene lasciato ampio spazio al rapporto tra la Weisz e i suoi avvocati, spesso in disaccordo sulle modalità con cui affrontare il processo, dialettica che viene messa magistralmente a confronto con l’autorappresentarsi di Irving. Subdolo e bigotto, Irving è un personaggio più che mai attuale: la ragione non sarà mai dalla sua parte e l’evidenza dei fatti è contro di lui, eppure continua testardo la sua battaglia come un perfetto hater moderno del web. Deborah è invece un personaggio in cui è facile riconoscersi grazie alla profonda caratterizzazione di Rachel Weisz: combattiva e decisa a far trionfare la verità, la scrittrice è pronta a mettere a repentaglio persino la propria vita.

Giacomo Frigerio