Voto

4

“L’uomo in nero fuggì nel deserto e il pistolero lo seguì”. È questo l’incipit della saga letteraria de La torre nera, l’opus magnum di Stephen King che ha accompagnato l’autore dalla giovinezza agli anni più recenti.

L’epico viaggio del pistolero Roland (Idris Elba) alla ricerca della Torre Nera e della sua nemesi, il diabolico Uomo in Nero (Matthew McConaughey), prosegue nel film di Nikolaj Arcel, furbescamente in bilico tra l’adattamento e il sequel; ma l’unica novità della pellicola è quella di far slittare il ruolo di protagonista dall’ombroso Roland al suo giovane compagno di viaggio Jake (Tom Taylor), trasformato per l’occasione nel più classico dei “prescelti” tipici dei film fantasy. Il risultato è una storia fiacca e popolata da personaggi di carta velina cui nemmeno Elba e McConaughey riescono a infondere un po’ di carisma, intrappolati tra una sceneggiatura frettolosa e una regia piatta, incapace di costruire scene d’azione virtuose.

Se il materiale di partenza ha il pregio di creare un universo originale che univa le suggestioni più disparate (dallo spaghetti western all’epica arturiana passando per la fantascienza postapocalittica, l’horror e i poemi vittoriani), il suo omologo cinematografico sembra semplicemente qualcosa di già visto, l’ennesimo film fantasy destinato a passare sullo schermo senza lasciar traccia.

Francesco Cirica

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