Voto

5

Che fine ha fatto Radu Mihaileanu, il regista rumeno tra i pochi capaci di affrontare la dolorosa storia del popolo ebraico con uno sguardo e un’ironia spiazzanti tipicamente yiddish? Cosa resta di lui nelle due storie parallele che ruotano attorno al libro che dà il titolo al film, quella dell’anziano ebreo polacco Leo Gursky (Derek Jacobi) e della liceale Alma Singer (Sophie Nélisse) che si incrociano per le strade di New York nei primi anni 2000?

Di Mihaileanu si possono tuttavia ritrovare delle tracce nella caratterizzazione sopra le righe dei personaggi, nell’ironia dissacrante della sceneggiatura e nella messa in scena movimentata e coloratissima. Ma non tutto funziona come dovrebbe, e lo sbilanciamento tra le due vicende risulta evidente. Se quello di Leo è toccante, pregnante e, dunque, più completo (merito anche dell’interpretazione di Jacobi), l’arco narrativo dedicato ad Alma è sterile quanto la sua rabbia adolescenziale, complice una scrittura eccessivamente verbosa; tanto che la vicenda della ragazza verrà abbandonata sul finale per lasciare il climax interamente a Leo.

La vicenda dell’anziano ebreo ben si presta a essere metafora delle vicende del suo stesso popolo: una storia rubata, calpestata e faticosamente tramandata che finisce distorta nei racconti altrui. Ma le intenzioni del regista da sole non bastano, e La storia dell’amore, con la sua fotografia “televisiva” e una colonna sonora ruffiana, lo dimostra.

Francesco Cirica