1. Le premesse

Andiamo con ordine, Cuphead, anche conosciuto come Cuphead: Don’t Deal with the Devil, è un videogame run-and-gun del 2017 per X-Box e PC che è oggi considerato una pietra miliare nel suo genere. Realizzata dallo Studio MDHR, è costituito da sessioni a scorrimento verticale e boss Battle in cui i due piccoli protagonisti, i fratelli Cuphead e Mugman, affrontano i super cattivi del videogame. L’antefatto è una breve trama abbozzata che vede le due tazzine da caffè impegnate a giocare d’azzardo col proprietario del casinò, niente meno che il diavolo in persona, accettando una scommessa ad altissimo rischio: in caso di vincita ai dati, avrebbero ottenuto tutto il denaro del locale, in caso di perdita, avrebbero dovuto cedere la loro anima al diavolo. La sfida finirà ovviamente male per i due protagonisti. È così che inizia il loro viaggio, costellato da sfide con i boss dei vari livelli del gioco e sconfiggerli per riottenere le proprie anime.

2. Il videogame

Le battle del videogame risultano coinvolgenti e dinamiche, riuscendo a tenere sempre alta la tensione, ma le animazioni sono il principale punto di forza del gioco, tutte disegnate e inchiostrate a mano rispecchiando fedelmente il contesto anni ’20 e ’30 a cui si ispirano. Il richiamo ai corti di Silly Symphony (1929-1939) di Walt Disney e alle animazioni dei fratelli Fleischer (ad esempio Biancaneve, 1933) distingue Cuphead dagli altri prodotti dell’industria del gaming, rendendolo unico nel suo genere. Il concept rétro, i filtri che sporcano la grafica e la colonna sonora che sembra uscire da un vecchio grammofono sono gli elementi che hanno reso Cuphead iconico, portandolo a vincere molteplici premi del settore – tra cui il Game Award alla Migliore direzione artistica nel 2017 e il British Accademie Games Award alla Miglior musica nel 2018. Così Cuphead si è creato una solida funbase costituita da puristi dei disegni e amanti del carattere fondamentalmente diabolico dei personaggi.

3. La serie Netflix

La serie adattamento per Netflix, La serie di Cuphead!, annunciata nel 2019 e uscita in Italia a febbraio 2022, è stata realizzata da Chad e Jared Moldenhauer di StudioMDHR, da CJ Kettler di King Features Syndicate e Dave Wasson (che vanta nel curriculum il corto Mickey Mouse del 2013), portando sullo schermo un riadattamento del videogame originale aggiornato al 2022 – di cui sono già state confermate la seconda e la terza stagione, per un totale di 48 episodi. Lo stile vintage e il ritmo comico e leggero del videogioco rimangono, ma emerge subito una grossa differenza: le animazioni sono radicalmente diverse, realizzate, per questioni di budget e di tempistiche, a mano ma animate con una tecnica digitale simile all’animazione Flash ma su sfondi dipinti o con riprese di piccoli diorami.

4. Videogame Vs Serie TV

The Cuphead Show! è stata sviluppata pensando a un target infantile, dunque edulcorando e polarizzando la componente stratificata e cinica del videogame originale. La perdita delle due tazzine al gioco d’azzardo e il loro debito vengono del tutto eliminati, presentandoli come due fratelli in fuga dai tranelli del diavolo che vorrebbe catturarli per rubare loro l’anima. La trama della serie, diluita per aumentarne la durata e rafforzata dallo sviluppo dei personaggi, si regge su un canovaccio debole, che rende le puntate autonome l’una dall’altra. E se il rapporto tra i due protagonisti si evolve, lasciandosi alle spalle le continue liti per riscoprire l’amore e il rispetto reciproco, il diavolo non è mai una figura spaventosa, è al massimo tragicomica, così come gli altri super cattivi, che nel videogioco avevano aspetto e comportamenti davvero inquietanti e ora vengono raddolciti e resi innocui.

5. Tirare le somme

La serie, allegra e divertente, non è altro che la tipica favola a lieto fine scontato con una moltitudine di personaggi super carini e colorati (Kawaii!), ma che non rende alcuna giustizia allo stile old-school del videogame e non può competere in alcun modo con i film d’animazione degli anni ‘30. La serie di Cuphead è un prodotto che ammicca a un universo che non è riuscito a replicare, nonostante le premesse, confezionato erroneamente per un pubblico infantile.

Matilde Soleri