Voto

7.5

In un marasma culturale presidiato da mediocrità, stereotipi e comicità anemica, ci pensa La prima pietra a portare una ventata d’aria fresca. Dopo decine di Natali a vedere in programmazione film drammaticamente posticci, arriva finalmente una commedia a sfondo natalizio che è anche intelligente, ben scritta e soprattutto divertente. 

Il regista Rolando Ravello porta sul grande schermo un quadro contemporaneo, oscillante tra razzismo e ipersensibilità, riflesso di una società logorata da discrepanze culturali e religiose ben celate dietro a un buonismo spicciolo e frustrato pronto a esplodere. La forza dell’opera risiede nella trasparenza del racconto, capace di raffigurare la realtà per quello che realmente è: una mise-en-scène finalmente verosimile, credibile e priva di falsa benevolenza o lieto fine

La regia è puntuale ai fini del racconto ed essenziale nei movimenti di macchina, che attraverso inquadrature frontali e plongée, a seconda delle situazioni, riescono in settantasette minuti a chiudere coerentemente il quadro scenico e narrativo. Regia a cui non manca un tocco evocativo, con inquadrature “alla Leone” e un finale fantozziano tragicomico ai limiti del surreale: la metafora scenica conclusiva è brillante nell’immortalare una società confusa, che tende a colpire un po’ tutti sfogandosi come può. 

La sceneggiatura viaggia al passo della regia, con qualche pecca nella scrittura dei personaggi, a tratti stereotipati nel ricalcare accenti, condizioni sociali e scelte di vita. Chi contribuisce al successo del film è sicuramente Corrado Guzzanti nei panni del Presidente Ottaviani, che si fa carico di un personaggio di grande impatto e simbolo della contemporaneità: un ex democristiano a cui restano solamente qualche sogno infranto e gli strascichi della cristianità più pop. Nota di merito anche per Valerio Apre, che ancora una volta si dimostra uno dei migliori interpreti del nostro cinema.

Fabrizio La Sorsa

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