Il modello delle piattaforme digitali sta scardinando il precedente sistema cinematografico di produzione, distribuzione e fruizione, è vero, ma non significa necessariamente trarre conclusioni negative o tragiche; come per ogni cambiamento tecnologico, d’altronde. Netflix e Amazon hanno prodotto film che difficilmente sarebbero altrimenti venuti alla luce (uno su tutti, Chi ha ucciso Don Chisciotte? di Terry Gilliam), hanno assicurato una distribuzione quasi mondiale a film indipendenti o di nicchia (il nostro Lazzaro Felice e il pluripremiato Uncut Gems). Ma queste piattaforme parecchio diffuse non dedicano molta attenzione al cinema del passato e alla sua preservazione, rischiando di comprometterne la sopravvivenza e privando la loro audience della possibilità di vederli. Esistono tuttavia delle piattaforme digitali nate apposta per soddisfare questa esigenza: Mubi, che spazia dal cinema d’autore contemporaneo ai grandi classici, passando per i prodotti più sperimentali, ma anche Criterion Channel. Peccato però che si tratti di servizi a pagamento (ma non per gli studenti!) e non così noti, dunque di fronte alla scelta di un abbonamento, l’utente medio opterà per Netflix o Amazon, dove ha la certezza di trovare i titoli più polari, quelli che tutti attendono e di cui tutti discutono.

Da sempre interessato alla preservazione del patrimonio cinematografico e alla sua divulgazione, Nicolas Winding Refn negli ultimi anni ha affiancato ai suoi progetti cinematografici e seriali la curatela di restauri finalizzati principalmente alla distribuzione nei cinema e in home video. Il suo motore propulsore è sempre stata l’esigenza di offrire a tutti l’esperienza di poter visionare i film che hanno l’hanno segnato profondamente come persona e come regista, salvandoli dalla scomparsa nell’oblio. Appare dunque chiaro che Refn abbia visto nel digitale e nelle piattaforme streaming lo strumento ideale per realizzare la sua missione divulgativa, decidendo di sfruttarne al massimo le potenzialità e creare la propria piattaforma: ByNWR.

Utilizzando le parole del regista stesso: “ByNWR non è un sito web cinematografico, televisivo, di moda, di fotografia, di lifestyle o di politica. È un’installazione, un museo online che include tutto”. Ogni tre mesi viene pubblicato un volume su un tema specifico (che può variare dall’America rurale al punk metropolitano), suddiviso in tre capitoli rilasciati a distanza di 30 giorni ciascuno. Ogni capitolo contiene un film restaurato, spesso completamente inedito. Ma la piattaforma non si limita a rendere disponibili cimeli introvabili, perché racconta anche il contesto in cui questi film sono nati e le modalità di recupero del materiale tramite inserti di saggi, interviste, musiche, fotografie e opere d’arte contemporanea. Un progetto multimediale che include molteplici forme d’arte, esprimendo l’essenza punk che permea tutto il progetto e che lo spinge a osare sempre di più, sia per i temi trattati sia per i film selezionati e i documenti allegati.

I principi che governano questo sistema sono l’eccentricità e l’anti convenzionalità: certi film proposti sono al limite dell’inguardabile, come i girati di propaganda religiosa evangelica diretti da Ron Ormond (The Burning Hell e The Believer’s Heaven) o una sorta di documentario degli anni ’60, Chained Girls, che cerca di spiegare il mondo omosessuale americano dell’epoca con una sequela di stereotipi decisamente offensivi e discriminatori. Eppure, se si approfondiscono i temi trattati di film e il loro contesto produttivo, risulta evidente la loro rilevanza in quanto documenti etnografici fondamentali per comprendere precisi quadri sociali, politici, religiosi e sessuali.

I film di Ormond, che a una visione superficiale possono apparire solo lunghi sermoni integralisti inframmezzati da scene bibliche dell’Apocalisse, una volta contestualizzati riflettono fedelmente la società rurale del Mississippi. Le scene apocalittiche che venivano mostrate nei cinema parrocchiali non erano un avvertimento di qualcosa di divino e lontano, ma un ritratto della reale vita di tutti giorni in un territorio continuamente devastato dalle alluvioni (lo stesso negativo originale di The Believer’s Heaven sembra essere stato distrutto in circostanze del genere). Ma nel catalogo ci sono anche titoli ben più accessibili, come Night Tide (Curtis Harrington, 1962), Spring Night Summer Night (Joseph Anderson, 1967) o Emerald Cities (Rick Schmidt, 1983), opere di grande impatto che senza l’impegno di Refn e del suo team sarebbero cadute nel dimenticatoio. Tutti questi restauri vengono proiettati in sale specificatamente selezionate, spesso affiliate a musei di arte contemporanea, tra i quali compare anche la Fondazione Prada Milano.

ByNWR, come moltissime altre piattaforme digitali, cerca di mantenere stabile il fragile rapporto che intercorre fra lo streaming e le sale attraverso una distribuzione mirata a una nicchia e utilizzando la rete come punto di riferimento connessione. Durante una conferenza al Cinema Ritrovato, Refn ha infatti dichiarato che lo streaming è il terzo fratello Lumière: ha permesso anche alle nuove generazioni di fruire liberamente in ogni luogo e su ogni device capolavori conosciuti e pellicole nascoste. Nel panorama italiano, in cui l’educazione al cinema è snobbata dall’istruzione, ignorata dalla televisione pubblica e le cineteche arrancano a sopravvivere, realtà come ByNWR o Mubi sono doni preziosissimi da tenerci stretti.

Davide Rui