Madonna che cade:
La signora Louise Veronica Ceccone, (57 anni ad agosto) arpionata per il suo lunghissimo mantello da un ballerino, cade rovinosamente a terra. “Colpa di Armani” – scriverà poche ore dopo su instagram – “Armani hooked me up! My beautiful cape was tied too tigh!”.

 Altra Madonna che cade:
Vibo Valentia, primi anni 2000 (si presume): a una processione di paese la statua di una madonna perde in primis il proprio mantello (lo stesso della sig.ra Ceccone?), cade per terra e perde, in ultimo, la testa. Le grida di disperazione della folla fanno da sottofondo al tutto.

Questa scena raccapricciante è ciò che compare come primo video se si cercano le parole iniziali di questo articolo su youtube (anche omettendo il “che”, il risultato non cambia). Potete pensarla come volete, ma nel Bel Paese la Madonna made in USA non è ancora riuscita a superare quella made in Galilea (e decapitata, secondo fonti apocrife, a Vibo Valentia).

Eppure, questa Madonna made in USA di strada ne ha fatta: negli anni ‘80 il suo primo vero successo Like a Virgin la consacrò interprete di una generazione. E col tempo questi “allora giovani” sembrerebbero non solo esserle rimasti fedeli, ma anche aver compiuto una più che discreta opera di proselitismo. Madonna è una delle artiste femminili che ha venduto di più al mondo: il suo greatest hits del 1990 The Immaculate Collection, con le sue 40 milioni di copie, è tra gli album più venduti di sempre. Si parla di dischi, ma non solo. Nell’arco di più di trent’anni di carriera, si è trasformata anche in regista, stilista, scrittrice, attrice e produttrice musicale. Sempre reinventandosi, giocando con se stessa e con la propria immagine, capendo e interpretando le esigenze del pubblico, il talento manageriale di Louise Veronica Ciccone le ha consentito di crearsi una carriera che non ha conosciuto passi falsi.

A partire dal suo nome d’arte, la sempiterna Madonna si è costantemente divertita a giocare con i tabù: li infrange come se niente fosse e scatena le ire di ogni benpensante incappi lungo il percorso dei suoi tour mondiali. Anche l’attuale presidente della Repubblica Mattarella, allora ministro del sesto governo Andreotti (mi fa strano scrivere la parola “Andreotti” in un pezzo su Madonna. Non so perché, ma ho fissa l’immagine di lui ingobbito, come piaceva a noi, accennare qualche rischioso movimento d’anca sulle note de La Isla Bonita, festeggiando l’ennesimo successo della DC), nel luglio del 1990, quando gli fu chiesto cosa ne pensasse degli show che da lì a poco Madonna avrebbe tenuto in Italia, si definì concorde con il giudizio della Conferenza Episcopale Italiana, che ne bollò “lo scarso contenuto artistico e la volgarità nel mescolare sacro e profano”.

Ma dopo così tanti anni di scandali, di provocazioni, di successi e di mutamenti, sempre al passo coi tempi, la domanda è: cosa ha ancora da dare al proprio pubblico l’ormai pluricinquantenne Maddona? Non è che, più che nella sua musica, i meriti stiano nell’abilità di destare scandalo espressa in questi trent’anni? E soprattutto, questa abilità può essere ancora sfruttata quando bisogna far colpo nelle menti di ragazzini che non sanno distinguere un prete da un cavaliere Jedi e per i quali la sorca di Valentina Nappi penetrata dall’ultimo mandingo di turno non è che un apostrofo rosa tra le parole “Whats” e “App”? Insomma, Madonna può ancora riuscire a scandalizzare?

Oppure la caduta ai British Awards è l’ultimo disperato tentativo pensato ad hoc da una star che non sa più come far parlare di sé? La risposta è nel suo nuovo album Rebel Heart.

Andrea Mauri

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