Voto

4.5

Grandissima (e lunghissima) occasione mancata quella del regista Derek Cianfrance. Gli estenuanti 133 minuti di proiezione, un ritmo che definire lento sarebbe un eufemismo e la poca incisività della trama conducono il film alla deriva. Tuttavia lo straordinario lavoro compiuto dal direttore della fotografia Adam Arkapaw, che usa abilmente la luce naturale e conferisce alle immagini una grana pastosa, colpisce positivamente; a ciò si aggiungano mille sfumature di un oceano maestoso, infinite distese di prateria e impetuose tempeste, che suscitano più sensazioni di quante l’intera pellicola riesca a trasmettere. L’insistenza sulle tonalità di bianco, azzurro e grigio esaspera il senso di solitudine del protagonista Tom (un Michael Fassbender freddo e composto) e creano un contrasto riuscito con le tonalità calde del faro e delle albe mozzafiato; quella luce che sorge con l’arrivo di Isabel (Alicia Vikander) e scalda la scena.

Di fronte a tanta rara bellezza, le emozioni vissute dai personaggi passano in secondo piano e l’intreccio (la tragedia di dover crescere un figlio non proprio per poi vederselo portar via, la riscoperta di che cosa significa perdonare) finisce per crollare sotto il peso di un finale che non arriva mai, e che porta lo spettatore ad agognare non tanto il lieto fine, quanto l’uscita dalla sala.

Anna Magistrelli