Voto

5

È davvero un peccato dover demolire un film carico di aspettative, soprattutto se nel cast compare il nome di Vincent Lindon, che si riconferma un interprete eccezionale; dunque chapeau per il premio Miglior Attore al festival di Cannes.

La legge del mercato di Stéphane Brizé lascia nella testa dello spettatore, a fine proiezione, un susseguirsi di “però, se si considera che…”, come se, incapace di bocciare totalmente un film che presenterebbe sulla carta tanti elementi interessanti, volesse trovare un motivo per cui salvarlo in extremis. Eppure, come la Storia, neanche il successo cinematografico si costruisce coi “se” e coi “ma”

Certo, la rappresentazione della vita di un uomo alla disperata ricerca di un nuovo impiego – situazione attualissima e purtroppo molto diffusa – risulta efficacemente realizzata. Anche l’utilizzo della camera a mano e le inquadrature del soggetto quasi sempre di tre quarti o di nuca, conferendo maggior realismo e dando l’impressione di una finestra sul mondo, sono ben congegnate.

Manca, però, qualcosa che tenga incollati allo schermo: lo spettatore viene esasperato da estenuanti dialoghi e scene di scarsa importanza che, benché accentuino la sensazione di miseria esistenziale, rallentano il ritmo narrativo. La pellicola incede così verso il dimenticatoio, senza possibilità di ritorno.

Anna Magistrelli

Potrebbero interessarti: