Voto

9

Dopo un’apertura dinamica e coinvolgente con i volteggi del piano sequenza iniziale, la pellicola risente di un certo distendimento della narrazione. Il ritmo si fa decisamente più morbido nella seconda parte, fin quasi a sfiorare l’andamento del poemetto amoroso, per poi recuperare tutta l’intensità iniziale e raggiungere l’apice della tensione con la sequenza finale. Il “What if” in chiusa, che si riversa sullo spettatore con tutta la sua amarezza, è la punta di diamante di La La Land e infonde alla pellicola un taglio attuale e convincente, sempre in equilibrio tra il brio hollywoodiano e la disillusione postmoderna.

I cromatismi saturi e brillanti scaturiscono dal ritorno al Technicolor e, in sintonia con le riprese in Cinemascope, guardano con ossequio e malinconia alla Golden Age hollywoodiana. L’ampio repertorio di citazioni e riferimenti extratestuali ai grandi classici del musical – da West Side Story a Singin’ in the Rain, passando per i capolavori coreografici di Busby Berkeley e Jaques Demy – testimonia un grande amore per il cinema che fu. Questa lieve nostalgia viene amplificata dalle atmosfere, in gran parte crepuscolari e notturne – anche negli interni attraverso un uso virtuoso delle luci –, che esprimono tutto l’incanto di un sogno che svanisce e il miraggio di un’epoca ormai lontana.

Giorgia Maestri e Benedetta Pini