Voto

7.5

Frenesia, corruzione e merda – perdonate il francesismo –, questo il trittico che domina La grande scommessa di Adam McKay, film candidato a due Golden Globe.

Rapiti da un turbinio di materiale eterogeneo (spezzoni video, annunci televisivi, fotografie, titoli di giornali ecc.), veniamo catapultati nel pieno degli anni 2000, merito anche di una strabiliante ricostruzione storica, sia sincronica che diacronica.

Ad accompagnarci in questo viaggio alle radici della crisi finanziaria del 2008, vera e propria protagonista nonché collante della trama e dei personaggi, un quartetto di mostri dell’attuale recitazione: Christian Bale (Michael Burry), Steve Carell (Mark Baum), Ryan Gosling (Jared Vennett) e Brad Pitt (Ben Rickert); affiancati da altrettanto capaci interpreti, tra i quali spiccano i giovani Finn Wittrock (Jamie Shipley) e John Magaro (Charlie Geller). A parte un breve ripensamento – evitabile – di Ben, la ricerca smodata di un guadagno facile e veloce accomuna i “buoni” e i “cattivi”, così da ritrovarsi fare il tifo per chi, in realtà, così buono non è, vittime anche noi spettatori di quella viscosa nube di crudo e grottesco cinismo che avvolge la pellicola.

Nonostante il ritmo incalzante e coinvolgente, la pellicola procede a fatica dal punto di vista narrativo per i troppi tecnicismi economici, che vengono sì spiegati tramite soluzioni registiche anche originali (definizioni in sovrimpressione, sprezzanti interruzioni con sguardo in camera), ma con scarsi risultati per il pubblico profano.

Benedetta Pini