Voto

7.5

Tratto dall’omonimo romanzo autobiografico di Marguerite Duras, La douleur si sviluppa lungo due filoni narrativi: il primo è quello dell’ambigua relazione tra il collaborazionista francese Rabier (Benoît Magimel) e la giovane scrittrice Marguerite (Mélanie Thierry), in cerca di informazioni sul marito Robert (Emmanuel Bourdieu), membro della resistenza da poco arrestato; il secondo è quello dell’estenuante attesa di Marguerite del ritorno del marito dal campo di concentramento.

La sceneggiatura seleziona con cura alcuni meravigliosi passaggi poetici del romanzo per sovrapporli alle immagini, immortalate dal uno sguardo registico rapido, in apparenza distratto ma in realtà costantemente alla ricerca di nuovi spazi e squarci per prendere fiato. È come se la mente di Marguerite tentasse di mettere insieme i frammenti della propria vita per cercare a dare un senso a ciò che le sta accandendo: ma le restano solo immagini sfocate. Perché un senso non lo trova, né in guerra né in pace; uno smarrimento che emerge straziante dal volto di Melanie Thierry, spossato ed enigmatico, che non sa trovare quiete perché neanche sa di cosa ha bisogno per trovarla.

Dopo aver aspettato tanto a lungo il ritorno del marito, dopo averne immaginato la morte e aver ricordato all’infinito i momenti passati insieme, il pensiero di poterlo finalmente riabbracciare la getta in uno stato di tragica confusione. La guerra è finita, ma l’attesa è appena cominciata; quell’attesa che lentamente logora i sopravvissuti, lasciandoli soli di fronte a una decisione impossibile da prendere davvero: andare avanti con la propria vita o continuare ad aspettare qualcuno che potrebbe non tornare più o tornare completamente irriconoscibile?

Clara Sutton