Voto

6

Nell’estate del 1942, la RAF scagliò migliaia di tonnellate di bombe su Amburgo, distruggendo oltre il 70% della città tedesca e uccidendo più di 40.000 persone. Ambientato durante l’avanzata degli Alleati che li porterò alla vittoria, La Conseguenza non è semplicemente un period drama, ma un melò elegante e raffinato, che sembra essere stato girato proprio negli anni ’40 del secolo scorso, tanto fedele è la ricostruzione storica.

Il regista James Kent sviluppa il soggetto della sceneggiatura a partire dal romanzo The Aftermath di Rhidian Brook, intessendo la narrazione intorno a un triangolo amoroso: Rachael (Keira Knightley) raggiunge in Germania il marito Lewis Morgan (Jason Clarke), comandante dell’esercito britannico, che si trova a occupare la sontuosa villa dell’architetto Stefan Lubert (Alexander Skarsgård), a sua volta costretto ad abitare in soffitta insieme alla figlia. Ciò che succede tra Rachael e Stefan è presto detto (forse un po’ troppo presto) e, anziché esplorare il balletto psicologico tra vinto e vincitrice, tra sconfitta e conquista, Kent salta dall’ostilità al sesso in meno di venti minuti.

Le inquadrature, che alla città distrutta intervallano villa Lubert, stabiliscono un netto contrasto cromatico, ma tutt’altro che tematico: nessuno esce inerme dalla guerra e i vantaggi di una vita agiata non potranno mai seppellire il dolore profondo che ogni personaggio si porta dentro. Ed è proprio questa frattura a muovere il talento di un cast d’eccellenza, che eppure non basta: a prevalere è la noia per via della banalità dello sviluppo.

Agnese Lovecchio