Voto

7

L’atteso ritorno di Pascal Laugier, regista del terrificante horror Martyrs (2008), torna su temi cari al regista francese: giovani protagoniste vittime di soprusi, una lucida e attenta analisi del dolore, un approccio asettico e spietato, esplicito e privo di filtri morali.

Dopo essersi trasferite in una villa ereditata da un’anziana zia, due sorelle e la madre subiscono le atroci violenze di due aggressori. Un evento traumatico che segnerà irrimediabilmente le loro vite. Sedici anni dopo le due torneranno a vivere in quella casa, decise ad affrontare i propri demoni.

Facendo dialogare il linguaggio dell’horror mainstream contemporaneo, abbracciandone cliché e simbolismi (dall’uso dei jumpscare alla caratterizzazione dei villain), con una messa in quadro priva di filtri morali e censure, Laugier insiste sui corpi delle due sorelle, resi rivoltanti da ferite, tagli, gonfiori e quanto altro possa modificare il morfismo fisico.

È infatti il corpo il vero protagonista del film, spesso perturbante in senso freudiano, esistenzialmente posizionato tra vita e morte, familiare ed estraneo, che si mostra in modi spaventosamente diretti. Ingiustamente accusato, soprattutto in patria, di misoginia, Laugier analizza le attualissime dinamiche di abusi e maltrattamenti subiti dalle donne con uno sguardo che passa attraverso l’horror e approda a una critica sociale capace di abbracciare l’intera contemporaneità.

Federico Squillacioti