Voto

4.5

Ci sono molti modi per scrivere un film partendo da un libro, uno di questi è attraverso la ripresa della medesima focalizzazione: ne La casa dei libri, pellicola di Isabel Coixet tratta dal romanzo omonimo di Penelope Fitzgerald, una voce narrante tesse le fila di tutta la storia, ma lo spettatore rimane all’oscuro della sua appartenenza per gran parte del racconto. Un espediente che, tuttavia, nella trasposizione filmica non funziona e rende la narrazione lenta e dal gusto rétro.

1959: Florence Green (Emily Mortimer) è una vedova di guerra che si ritrova catapultata a Hardborough, una cittadina fittizia tutta mattoni e pietre nel Suffolk. All’improvviso decide di stravolgere la sua vita aprendo una libreria in una vecchia casa disabitata ma di suggestiva attrazioneUn soggetto semplice, coinciso e diretto: potenzialmente, impossibile da sbagliare. Senza contare un companatico di attori di alto livello, quali Patricia Clarkson nei panni di una ricca influente del paese, pronta a tutto pur di mettere le mani sulla libreria per i suoi affari personali, e Bill Nighty, che interpreta un triste eremita disamorato della vita.

Ma la sceneggiatura dipinge il succedersi degli eventi come una linea dritta senza curve né deviazioni cronologiche: tutto sembra accadere con una lentezza disarmante. Il conflitto iniziale, ovvero la scelta di includere o meno Lolita di Vladimir Nabokov nel catalogo della libreria, viene presto accantonato, perdendo così l’unica occasione per dare una spinta al film. Una pellicola che sembra essere stata girata col freno a mano, in cui la risoluzione della storia e le dinamiche tra i personaggi risultano totalmente prive di carisma.

Caterina Prestifilippo

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