Voto

7

A distanza di ben 15 anni dal suo primo film (Saving Face, 2005), Alice Wu torna sul set, per raccontare un coming-of-age adolescenziale che si inserisce nel filone recentemente tornato in voga delle high school comedy targate USA. Ellie Chu (Leah Lewis) è una studentessa modello timida e introversa, che vive nella piccola cittadina di Squahamish insieme al padre, dopo aver perso la mamma da qualche tempo. Per raccogliere qualche soldo extra, ha creato un piccolo business all’interno della scuola: preparare i compiti per i suoi compagni. Così, un giorno, la contatta Paul Junsky (Daniel Diemer), lo sportivo della scuola, che le chiede un aiuto diverso dal solito: scrivere una lettera per la persona di cui è innamorato, Aster Flores (Alexxis Lemire), una delle ragazze più popolari della scuola ma lontana dai soliti stereotipi da mean girl, e verso cui la stessa Ellie sembra avere una cotta. Scrivere messaggi e lettere sotto falso nome la fa sentire finalmente libera di esprimersi, arrivando persino a instaurare un’amicizia sincera.

Da quel momento si instaura una sorta di inconsueto triangolo amoroso: la secchiona, lo sportivo e l’irraggiungibile. Riprendendo gli archetipi adolescenziali a stelle e strisce, Alice Wu realizza una commedia fine, stratificata ed equilibrata, che sa affrontare tematiche esistenziali con grande sensibilità. Come la regista, figlia di immigrati da Taiwan, Ellie deve convivere con una duplice identità culturale, che la porta a subire grandi e piccole, consce e inconsce discriminazioni razziali da parte dei suoi coetanei. Ma non è l’unica ad affrontare situazioni sociali e familiari problematiche: Paul vive in una famiglia numerosa e molto religiosa che lo considera un fallimento; Aster vive una situazione economica difficile che la fa sentire in obbligo a fidanzarsi con un ragazzo facoltoso. Discriminazione, aspettative, pattern, orientamento sessuale e disparità sociale sono gli argomenti cardine de L’altra metà.

I toni con cui vengono affrontati sono dichiarati fin dal primo istante del film: la citazione bianca su nero “Love is simply the name for the desire and pursuit of the whole”, dal Simposio di Platone. Continuando poi con Albert Camus, Oscar Wilde, Kazuo Ishiguro, Wim Wenders e Jean-Paul Sartre, il film sviluppa dialoghi strutturati e spunti di riflessione ben oltre i soliti cliché da commedia adolescenziale. Nonostante rimanga una certa dose di banalità in alcuni passaggi, L’altra metà si afferma come una versione più aperta e progressista, introspettiva e profonda del solito teen movie, che riesce a raccontare l’emarginazione e il dolore con ironia, maturità e leggerezza. “Questa non è una storia d’amore” dice la voce fuori campo in una delle scene iniziali, ed è proprio così. L’altra metà scava nelle dinamiche di presa di coscienza e di maturazione di una protagonista che sta scoprendo se stessa e i suoi sentimenti, avviandosi verso un territorio ancora inesplorato: l’età adulta.

Alessandro Foggetti