Dato che la sete per il cinema, e soprattutto quello indipendente, è una costante di questo periodo, ecco un altro modo per scoprire nuovi contenuti: il Koqix Indie Fest, che per questa sua terza edizione si trasferisce in streaming gratuito su Vimeo dal 14 al 19 aprile, proponendo una selezione di 17 corti e 3 lungometraggi a cura del regista Marco Russo Rouge. Si tratta di un’iniziativa satellite del Torino Underground Cinefest, intenzionata a non fermarsi in questo momento difficile per l’Italia e il mondo, perché “riteniamo sia importante veicolare, oggi più che mai, messaggi di bellezza, e in questo il cinema ci viene in ausilio in maniera pressoché naturale e immediata. Per questo scegliamo di continuare a essere proattivi e a esserci per il nostro pubblico”, spiega Annunziato Gentiluomo, il Presidente dell’Associazione partner ArtInMovimento.

Così abbiamo deciso di partecipare anche noi, per proporvi le recensioni dei corti che abbiamo selezionato. Li potete vedere tutti sul canale Vimeo dei KOQIX INDIE FEST.

1. Kopacabana, Marcos Bonisson e Khali Charif, Brasile, 2019

La profonda voce ammaliante del poeta Fausto Fawcett narra punti forti e deboli della località marittima più famosa del Brasile, mentre scorrono immagini d’archivio avvolte da un’atmosfera onirica e scandite da un montaggio labirintico. La ripetizione da mantra del nome della città o di frasi sulle condizioni socio-politiche del luogo rende il corto un viaggio sognante tra le pieghe di Copacabana, a tratti psichedelico, a tratti profondamente umano.

2. Break, Riccardo Pavone, Cina, 2018

In una distopica, ma non troppo, industria a catena di montaggio del futuro prossimo, un automa si gode la pausa dal suo ripetitivo lavoro manuale. Per farlo, accende una tastiera e improvvisa un brano, ma avrà diritto a suonare solamente finché il suo cacciavite non sarà di nuovo carico e pronto all’azione. Una brevissima riflessione, toccante ma non smielata, sul capitalismo sfrenato l’intelligenza artificiale e la coscienza emotiva umana.

3. Going on Stage, Dai-Yan Liou, Taiwan, 2019

Corto d’animazione quasi completamente muto e accompagnato da una colonna sonora naturalistica, Going on Stage racconta con poesia, calore e speranza una storia familiare malinconica e sofferta. Quando una bambina scopre che la madre si prostituisce per sbardare il lunario, reagisce vergognandosi di lei e struggendosi per il desiderio di regalarle una vita migliore. Dopo aver visto un cartone animato, capirà che improvvisarsi eroina non sempre significa vincere, e sarà proprio la forza della madre in cerca di riscatto a scrivere il lieto fine.

4. Mars Colony, Noel Fuzellier, Francia, 2019

Quando il sedicenne Logan, bullo della scuola ed eterno incompreso in famiglia, incontra un uomo sconosciuto che dice di essere la sua versione del futuro tornato indietro nel tempo per affidargli una missione fondamentale, stente a crederci ma decide di dargli retta. Da sempre appassionato di viaggi nello spazio, capisce che deve ascoltare l’uomo per salvare il pianeta da un futuro dittatore. Tra momenti di ironia e altri più malinconici, i problemi di un adolescente fuori dagli schemi si intersecano a una serie di eventi assurdi che stimolano a ritrovare la speranza. Un corto da sognatori che sanno riconoscere il valore dell’azione concreta.

5. Casanova, Ulf Larsen, Belgio, 2019

Al termine di una festa, un ragazzo e una ragazza decidono di andare a casa di lei. Dopo l’imbarazzo iniziale, consumano un rapporto fugace, ma se lei ha colto l’occasione per puro divertimento, lui rimane deluso all’idea di rincasare subito dopo. Partendo dal sarcasmo del titolo nel descrivere il protagonista con l’appellativo di Casanova, il corto gioca con le false aspettative e gli stereotipi di genere annessi a situazioni simili.

6. Intrinsic Moral Evil, Harm Weistra, Olanda, 2013

Una delle narrazioni più anticonvenzionali di questa rassegna: a farla da padrona il gesto e il movimento, accompagnati da una soffusa colonna sonora ambient e minimale con dialoghi quasi assenti. Protagonisti tre danzatori che si esibiscono raccontando una storia di difficile lettura, che oscilla tra coming of age e tecnicismi della disciplina. Il finale è da brividi: la citazione del Papa Emerito Benedetto XVI, che descrive l’omosessualità non come peccato, ma come “intrinseco male morale”.

Federico Squillacioti