Voto

4.5

Secondo capitolo del MonsterVerse (il crossover iniziato nel 2014 con Godzilla), Kong: Skull Island presenta un cast stellare (Samuel L. Jackson, Brie Larson e Tom Hiddleston), il cui scopo principale sembra però essere quello di nascondere il proprio talento cimentandosi in un “fumettone”, un monster movie che non rinnega la propria natura di film di serie B, ma anzi la esalta. Il mostro appare esageratamente grande e distruttivo, mentre i personaggi non possiedono alcun spessore psicologico né un passato avvincente da raccontare, come se fossero appena usciti da un videogioco. Anche la sceneggiatura risulta scadente, costituita da un susseguirsi di fallimentari battute a effetto degne dei peggiori film d’azione e di dialoghi privi di spessore.

Jordan Vogt-Roberts punta esclusivamente sull’aspetto estetico del film e ricrea abilmente un’atmosfera anni ’70, grazie soprattutto alla colonna sonora e ai continui riferimenti alla guerra in Vietnam. Ma anche questo risvolto positivo viene stravolto da uno stile antiquato – nonostante l’apparato tecnologico contemporaneo – e dalla continua esasperazione di azione, violenza e caos.

Decisamente poco memorabile, Kong: Skull Island ha l’unico pregio di intrattenere lo spettatore, catapultandolo in un universo di azione costruito ad hoc in cui annoiarsi è impossibile, ma altrettanto improbabile sarà ricordarsi del film una volta usciti dalla sala.

Alessia Arcando