Voto

6.5

Vivaci valzer viennesi inaugurano il documentario Klimt & Schiele – Eros e Psiche, illuminando gli occhi dello spettatore delle luci e delle atmosfere fin de siècle austroungariche. L’ultimo prodotto cinematografico di 3D Produzioni e Nexo Digital, scritto da Arianna Marelli e diretto da Michele Mally, celebra il centenario della morte di Gustav Klimt ed Egon Schiele, due grandi maestri dell’arte moderna d’oltralpe che riscrissero a lettere d’oro le regole del loro tempo.

Attraverso le interviste a Jane Kallir e Alfred Weidinger lo spettatore percorre le sale del Kunsthinstorische Museum, dell’Albertina e del Belvedere, rimanendo abbagliato dalla meraviglia artistica di Klimt, Schiele e “gli altri” geni della pittura. Il documentario si concentra sulla ricostruzione storico-artistica del periodo, e nonostante unisca in modo troppo semplicistico i puntino di un disegno ben più complesso da inquadrare, alcuni interventi risultano accurati e approfonditi, come quello del premio Nobel per la medicina Eric Kandell, che si dimostra un cameo autorevole e spigliato, capace di argomentare l’esplosione e la commistione tra eros e psiche dell’epoca, indagando i due nodi concettuali che segnarono il passaggio dall’austerità austroungarica alla rivoluzione dei costumi.

Vite bizzarre e fuori dalle regole, esperienze tragiche e bohémienne, accompagnarono le ispirazioni artistiche di Klimt e Schiele, frutto di una compagine culturale nutrita dal bisogno impellente di combattere. Non con pistole e bastoni, ma a suon di pennelli e spartiti; armi più durature ed efficaci, in grado di rivoluzionare percezioni, sentimenti e comportamenti di una nazione. Come la cesura provocata da Freud con L’interpretazione dei sogni (1900), fu allo stesso modo rivoluzionario il motto degli artisti della secessione: uccidere i loro padri ed ereditare tradizioni e vecchi stilemi con l’intento di restituirli rinnovati, vividi e sinceri, spogliati delle vesti austere e accademiche.  

Sulla parete della Wiener Secessionsgebäude si legge a chiare lettere “A ogni epoca la sua arte, all’arte la sua libertà”: una dichiarazione spirituale che regola il testamento degli artisti della Gesamtkunswerk. La voce narrante di Lorenzo Richelmy si confonde volutamente a quelle dei giovani protagonisti, suggerendo il fremito tipico della novità, di quelle donne scostanti ed erotiche, di quelle pose sensuali e lascive che irrompono nei disegni, nelle tele e sulle pareti di luoghi e che ancora oggi, a distanza di un secolo, creano scandalo.

Agnese Lovecchio

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