Voto

8

Naturale conseguenza di K.G., pubblicato lo scorso novembre, in pieno stile Gizzard i prog-rocker australiani rilasciano L.W., seconda parte del double album e approfondimento delle direzioni suggerite nel primo atto. Prodotti a distanza durante il lockdown dello scorso anno (e per questo non intenzionalmente concepiti come un doppio), i nove brani continuano l’esplorazione delle sonorità microtonali offrendo temi strumentali che completano l’immagine del momento creativo del collettivo. Tra momenti di energia ritmica straripante e atmosfere psych-country, il viaggio è intenso e coinvolgente.

Le tastiere meccaniche di If Not Now, Then When? si sposano con la voce creando uno dei motivi più efficaci dell’album, ed è solo l’inizio: le atmosfere più ariose di O.N.E. precedono il solido ritmo del singolo Pleura, il tutto in un complesso di ingredienti acustici e distorti travolgente. L’impressione è di ascoltare un’unica evoluzione che lentamente si dirige nell’aliena Static Electricity, più esplicitamente orientale nelle atmosfere insieme a East West Link. In uno dei paesaggi sonori più pittoreschi prende corpo il monologo alienato di See Me (“How do all the people do the things that pеople do around me? How can anybody move whеn our planet is suffocating?”), prima che l’epilogo K.G.L.W. riprenda il tema dell’introduzione al side A in una lunga composizione hard rock, chiudendo il cerchio nel migliore dei modi.

Di K.G. si era lodata la coerenza con l’identità e la direzione musicale della band: il secondo atto non è da meno, regalando atmosfere armoniche particolarissime e momenti di energia esplosiva, gettando nuova luce anche sulla prima metà della raccolta. I Gizzard rivelano una fase creativa straripante, potenziata dall’isolamento dell’anno scorso e maturata in diciassette album nel corso di un decennio di musica.

Riccardo Colombo