Voto

8

La band australiana, giunta al suo sedicesimo disco in studio in soli otto anni – una produttività creativa sorprendente, che nel solo 2017 ha permesso ai sette musicisti di Melbourne di pubblicare ben cinque dischi, – divide la critica ripercorrendo direttrici già esplorate nei precedenti release. Sarà anche una novità per i King Gizzard and The Lizard Wizard, un gruppo che ha fatto della sperimentazione il proprio marchio di fabbrica, ma non è assolutamente un peccato: K.G. è una collezione di brani di grande qualità che, pur non distaccandosi dal sound psych-prog della band, ne confermano la statura artistica e la riluttanza a scendere a compromessi. Il risultato è un disco godibile e bilanciato, in cui gli spunti innovativi diventano ciliegine su una torta già preparata in passato, ma non per questo meno saporita.

A proposito di sapori, il gusto per le scale Medio-Orientali introdotto in Flying Microtonal Banana (2017) pervade molti dei brani di K.G.: dalla traccia di apertura K.G.L.W. alla grandiosa Ontology, le chitarre suonano potenti e atipiche in un peculiare mix di progressive anni Settanta e psychedelia. Le movenze garage del singolo Automation danno la giusta carica all’inizio del record, mentre Straws In The Wind dipinge un panorama country sui generis per raccontare con voce robotica il ruolo dei media durante la pandemia (“Pandemonium, selfish pigs, headless chickens, scared shitless, the media will never quit”). È Intrasport la più sperimentale delle tracce, nella quale synth coraggiosi si collocano in una sorta di straniante discoteca aliena, prima che Oddlife riporti all’atmosfera da jam senza fine. Il singolo Honey unisce una ritmica insistente a un’interessante concordanza melodica tra chitarra acustica a linea vocale, prima che The Hungry Wolf of Fate cali il sipario sul disco alternando quiete e tempesta, silenziose linee di basso e chitarre iper-distorte.

K.G. sarà anche un album che non cambia le regole del gioco, ma la critica sta in piedi soltanto se ci si dimentica della cosa più importante, la musica. Un altro disco di eccelsa qualità a portare la firma della band australiana che, per una volta, corre veloce su strade già battute e si concede bassi giri di sperimentazione: sarà anche atipico per i King Gizzard, ma il risultato è vincente.

Riccardo Colombo