Voto

5

Guy Ritchie torna al cinema con un film d’azione visivamente grandioso e pretenzioso. Intenzionato a riscrivere la versione “ufficiale” del ciclo di Re Artù, il regista inglese riprende le vicende della favolosa Camelot iniziando a narrare del padre di Arthur, re Uther Pendragon (Eric Bana), e di come il perfido fratello Vortigern (Jude Law) ne abbia usurpato il trono.

Lo stile di Ritchie, però, non si adatta alla materia fantasy. Due toni completamente diversi si scontrano nel lungometraggio: da una parte sequenze di battaglie e duelli di ampio respiro, dall’altra scene tipicamente ritchiane ambientate in bettole, bordelli e i vicoli dove i protagonisti parlano quello slang da malavitosi già sentito in Snatch (Regno Unito/USA 2000) o in RocknRolla (Regno Unito 2008).

L’universo comics e gaming condiziona in modo evidente il film, non solo per le scene in slow motion molto care a Ritchie (Sherlock Holmes), ma anche per i duelli, gli inseguimenti e, addirittura, per alcuni personaggi realizzati interamente in CGI, seppur di qualità mediocre.

L’altra grande influenza – al limite della scopiazzatura priva di originalità – è quella de Il Trono di Spade – Game of Thrones: i costumi, le ambientazioni grandiose ma al contempo severe e persino alcune scene (le più crude) si rifanno al popolare show televisivo. A conferma di questa affinità, nel film sono presenti due personaggi della serie, Aidan Gillen e Michael McElhatton, rispettivamente Petyr Baelish e Roose Bolton, e la progettista e costumista del film, Gemma Jackson, ha lavorato alle prime tre stagioni di GoT.

Elia Altoni