Voto

8

Dopo il recente periodo passato in riabilitazione Kid Cudi crea un disco che trasporta l’ascoltatore nel proprio inconscio attraverso un viaggio introspettivo dalle tinte dark.

Divisa in quattro atti (Tuned, Prophecy, Niveaux de l’amour e It’s bright and heaven is warm), la tracklist viene scandita non solo dalle sonorità, nella prima parte più cupe, ma anche e soprattutto dai testi. Se inizialmente l’ascoltatore assiste a un turbinio di emozioni negative provocate dalle paranoie dell’artista, progressivamente sembra aprirsi uno spiraglio di luce, che pervade il disco quando Cudi decide di riprendere il potere su se stesso invocando l’aiuto di una donna (“Be my guide in the dark, ugh / Have mercy on me, put some magic on me”).

Le collaborazioni sono eccellenti: Pharrell, Travis Scott e André 3000, giusto per citare qualche nome, aggiungono ulteriore valore a un disco già di per sé di altissima qualità. Del resto, non è una novità che Cudi fosse un avanguardista.

Anna Laura Tiberini