Voto

5

Più avvezzo a sfornare hit estive che solidi progetti solisti, con il suo secondo album Khalid era chiamato a dimostrare di non essere più un acerbo talento sospeso tra pop e R&B ma un artista fatto e finito, con le sue peculiarità e i suoi difetti. In questo senso, però, l’autore di Location e OTW viene rimandato ancora una volta.

Tra i credits di Free Spirit figurano nomi come Disclosure, Murda Beatz e Charlie Handsome eppure lui, Khalid, lasciato solo nei panni del protagonista preferisci chiudersi nella sua comfort zone, come capitato già in Suncity EP, e affidarsi solo al suo talento innato ma mal coltivato. Persino la copertina dell’album sembra lasciare qualcosa di intentato. Khalid viaggia con il pilota automatico, certo del fatto che basti ripetere un copione musicale brevettato, ben collaudato e che bada più agli streaming che a catturare l’attenzione dell’ascoltatore.

La voce piena di Khalid si staglia su ballate ovattate come Self e sui toni morbidi di Twenty One, ma non basta per rendere le diciassette tracce sufficientemente accattivanti e non relegare Free Spirit nel dimenticatoio dopo il secondo giro di ascolto.

Matteo Squillace