Voto

8

Stevie Wonder, Prince, D’Angelo e oggi Kendrick Lamar. Forse quattro nomi sono un po’ pochi, ma come in una compilation composta da demo di altissimo livello della durata di 35 minuti, bisogna essere sintetici e intensi allo stesso tempo.

A un anno da To Pimp A Butterfly, l’album monumentale che ha consacrato Lamar come il miglior esponente della scena hip hop e in generale della black music, arriva un’inaspettata sorpresa: un altro (mezzo) capolavoro. L’appendice perfetta che, sia per sonorità, sia per tematiche, non prende le distanze da quanto abbiamo già avuto modo di ascoltare: troviamo ancora basi free jazz, soul e funk che accompagnano un flow alternato, quasi da crooner. Insomma, untitled unmastered. può benissimo brillare di luce propria, nonostante il paragone con il precedente lavoro venga quasi spontaneo (e così, purtroppo, sarà per qualsiasi lavoro a venire).

Otto tracce che formano un flusso continuo in cui ci si perde tra una rima e l’altra e che dimostrano per l’ennesima volta quanto questo ragazzo sia un dono dal cielo.

Christopher Lobraico