Voto

7

Beyoncé, Alicia Keys, Aretha Franklin… bastano alcuni dei loro nomi per evocare le straordinarie doti vocali delle regine del rhythm and blues che con i loro virtuosismi hanno definito in maniera sempre più specifica i canoni del genere. Nonostante non si possa dire lo stesso di Kehlani, dalla voce atletica e pulita ma decisamente poco potente, la giovane cantante di Oakland, California ha energicamente sgomitato tra le folle r&b per arrivare alle prime file, e sembra non avere la minima intenzione di spostarsi.

Cosciente dei propri limiti, Kehlani si concentra visceralmente sulla scelta delle parole, sulla loro densità simbolica e su una significativa distribuzione dei versi. Ne risulta un paroliere idiosincratico che, sprezzante della metrica e delle sue imposizioni, dona ai brani un senso di unicità e urgenza, trasformandoli in un intimo diario segreto urlato al megafono.

Basta la prima traccia a inquadrare il concept dell’album: Kehlani recita una poesia di Reyna Biddy senza base e senza rime; una nuda confessione e richiesta di perdono per quello che lei, e ogni essere umano, si ritrova a essere ogni giorno. Altrettanto incoraggiante è la scelta di produzione: il duo Pop & Oak, che vanta collaborazioni con artiste come Alessia Cara e Britney Spears, accetta di buon grado la tendenza anni ’90 della giovane artista, donando ai suoi brani sfumature che vanno dallo swing hip-hop a musicalità dal timbro più etereo “alla Aaliyah”.

Giulia Tagliabue