Voto

7

Sono passati tre anni da SweetSexySavage e Kehlani non poteva desiderare un debutto migliore. Dopo il lancio di singoli fortunati (tra cui F&MU e Everybody Business), la partecipazione a collaborazioni di alto livello (Eminem, Megan Thee Stallion, Justin Bieber, Cardi B) e il rilascio di un mixtape (While We Wait), la giovane artista torna con il secondo album in studio: It Was Good Until It Wasn’t. Il titolo è molto più di un semplice gioco di parole, è il segno indelebile di una dicotomia interiore tra bene e male, una gravidanza inaspettata e una relazione tossica, che trova massima espressione nella produzione e nelle liriche dell’album.

Toxic dà avvio ad un flusso di coscienza che finisce per travolgere l’intera tracklist divenendo un fiume in piena di stati d’animo che esprimono delusione, rabbia e voglia di riscatto. Un album meditabondo dedicato alle spiacevoli dinamiche sentimentali di risonanza mediatica, che hanno segnato profondamente la venticinquenne californiana. Le liriche poggiano su un tappeto neo-soul con frequenti riff di chitarra, impreziosito da dettagli che conferiscono alle quindici tracce una ricercatezza inaspettata. Il taglio più insolito è sicuramente Grieving, una traccia sentimentale in cui l’anima R&B e l’elettrizzante sound di James Blake si fondono all’unisono. Lussureggiante e sensuale, Hate The Club crea un’atmosfera jazz avvolgente che valorizza a pieno la voce di Parrish, in multi-traccia per tutto l’album e solitaria in Lexii’s Outro, nella quale il tono si fa inoltre più incisivo e pungente.

It Was Good Until It Wasn’t è un album sperimentale che allontana Kehlani dalla conquista di un’identità artistica definita, ma rivela comunque una consapevolezza musicale sorprendente per la sua giovane età. Le collaborazioni con artisti del calibro di Tory Lanez, Masego, Lucky Daye completano il progetto e confermano il talento di Kehlani. Il disco si allontana certamente dagli esuberanti brani radiofonici rilasciati in precedenza, ma l’introspezione dei testi e la cupezza delle atmosfere esprimono una necessità personale che prima o poi sarebbe salita a galla e che speriamo non finisca per soffocare la sua musica.

Deborah Cavanna