Voto

6

“Questo disco servirà a riportare in auge il rock suonato dalle chitarre”. I Kasabian hanno mantenuto la parola: For Crying Out Loud incarna una netta inversione di marcia da parte del gruppo. Se in 48:13 la band aveva raggiunto il massimo livello di sperimentazione elettronica della propria carriera, in questo album la componente microchip passa al ruolo di attrice non protagonista, sovrastata dalla chitarra di Serge Pizzorno. Cassa dritta, melodie ultra catchy e la sensazione che nessuna di queste possa davvero restare impressa: i Kasabian tentano un album sfacciatamente pop rock e moderatamente godibile, ma non sembra essere nelle loro corde.

I brani sono eterogenei: si parte – relativamente – forte con III Ray (The King), per poi spostarsi su una dinamica altalenante in cui spiccano You’re in Love with a Psycho (singolo che ha anticipato l’album) e Comeback Kid (forse la più old Kasabian style), i pezzi più convincenti del disco. Con All Through The Night e Sixteen Blocks la band cerca di rifarsi alla psichedelia di stampo beatlesiano, sconfinando però nell’autocitazione.

I rimasugli dei magistrali fiati di canzoni come Let’s Roll Just Like We Used To (Velociraptor!, 2011) compaiono solamente alla fine di The Party Never Ends, mentre nel resto del disco lasciano il posto a synth semplici e a cori ai limiti del gospel (Put Your Life on It). In un album simile a quello di gruppi come Kaiser Chiefs e The Verve l’identità dei Kasabian passa in sordina, come un animale costretto in gabbia: i soli sei anni che li separano dai fasti di Velociraptor sembrano lontani un secolo.

Federico Bacci