Voto

8

395 giorni. La durata dell’attesa dei fan era diventata di portata planetaria da quando, nel settembre 2018, Kanye West aveva annunciato l’uscita del suo prossimo disco. L’hype aveva poi superato l’asticella quando, nel gennaio successivo, il rapper di Chicago ormai naturalizzato a Calabasas aveva decretato, nella sua chiesa domestica privata a L.A., l’inizio di quello che da lì a poco sarebbe diventato un vero e proprio, inedito, successo mediatico: niente meno che i Sunday Service, vale a dire per i più profani, i “tour domenicali” che hanno invaso l’America per tutto l’anno, radunando addetti ai lavori, amici e fedeli per una preghiera congiunta all’insegna della buona musica

E in effetti negli ultimi anni, Kanye è stato sotto i riflettori tanto per le sue scelte politiche e per quelle di vita privata, quanto per le strade intraprese per promuovere i suoi lavori. Ma che cosa rimane delle osservazioni sul marketing quando la musica raggiunge tali picchi di qualità? Ancora una volta Kenye regala infatti un’altra grande conferma delle sue capacità, attraverso il suo nono album in studio dal titolo che già ne preannuncia il contenutoJesus Is King raccoglie tutto il Kanye West che volevamo sentire. Il gospel magistrale di Every Hour in apertura, guidato da un organo che si trasforma e si adatta alle rime della successiva Selah, è perfettamente coerente nel passaggio a un rap più standard di Follow God, con campionamenti che rendono attuale la vecchia scuola alle soglie degli anni ‘20 di questo nuovo millennio. I suoni metallici di On God fanno da fil rouge alle sperimentazioni elettroniche di metà carriera, per poi arrivare alle tonalità più cupe in Use This Gospel che hanno caratterizzato i penultimi lavori dell’artista.

Un prodotto destinato a essere l’inno di una generazione e, soprattutto, di un’intera cultura, quella della black music, del rap e della musica come manifesto underground che raccoglie adepti e si fa strada nei grovigli dell’industria e che esplicita così un messaggio che va oltre le necessità di business. Non è un caso che Kanye West, oltre a essere un artista, è controfigura dietro le quinte di molti altri lavori di successo, tra cui quelli di Janet Jackson, di Alicia Keys e di John Legend.

Ancora una volta, ventisette minuti sono sufficienti.Nell’era digitale del consumo musicale usa e getta, dove la facilità di reperire un pezzo musicale ha dimezzato il valore emozionale legato al suo ascolto, la qualità vince sulla quantità. Gli undici brani che Kanye decide di pubblicare sono abbastanza per immergersi nel percorso di conversione dell’artista, così tanto intimo da riuscire quasi ad avvicinare il pubblico alla religione e alle sfide quotidiane di una figura cosìcontroversa. Jesus is King è un ottimo disco, Amen.

Anna Laura Tiberini