Voto

4

Sono passati cinque anni da Purpose, l’ammissione di colpa di Bieber nei confronti dei fan e delle persone a lui più vicine. Considerando i precedenti lavori in studio, Purpose preannunciava così una maturità artistica che, si sperava, potesse essere confermata con un album ancora più coeso. Ma non è andata così.

Changes è un agglomerato di tracce che potrebbero fare da comparse nei peggiori album di Drake e Chris Brown. Sedici pezzi in cui Bieber riflette sugli effetti positivi del matrimonio con Hailey Baldwin, sulle difficoltà che ha attraversato negli ultimi cinque anni e sulla coerenza dell’azione di Dio rispetto all’ipocrisia degli esseri umani e delle circostanze, che cambiano di continuo in modo caotico (“People change / Circumstances change / But God always remains the same”, Changes).

Presupposti che avrebbero potuto essere un’ottima base contenutistica, se non fosse che dodici pezzi su sedici risultano tracce piatte e non ispirate: le linee vocali R&B di Bieber si stagnano su beat trap andando a sviluppare brani insipidi, che vengono affossati dalle poco riuscite collaborazioni con Post Malone, Travis Scott e Khelani.

Proprio sul finale, però, si tira un sospiro di sollievo: i momenti più intimi e acustici, che vanno dalla titletrack ad At Least for Now, suonano come una mezza promessa per il futuro, nella speranza che possa focalizzarsi sul proprio talento e lasciare da parte per un po’ i trend musicali del momento.

Christopher Lobraico