Regista e critico di grande sensibilità, François Truffaut fu uno dei registi cardine della Nouvelle Vague, la corrente francese che sul finire degli anni ’50 si oppose alla cinematografia nazionale, sterilmente moralizzante e idealistica, e si cimentò in un cinema capace di rispondere alle esigenze espressive delle nuove generazioni. Fu la nascita di un nuovo modo di vivere, pensare e sentire, di una nuova genialità artistica, spesso priva di mezzi ma ricca di ispirazione. Oggi, a distanza di oltre 50 anni, torna nelle sale grazie al restauro della Cineteca di Bologna Jules e Jim (1962), uno dei film iconici del movimento. Terzo lavoro dell’autore francese dopo I 400 colpi (1959) e Tirate sul pianista (1960), Jules e Jim accolse e anticipò tante tematiche care a Truffaut, dimostrando la sensibilità del regista nell’approfondire il carattere emotivo dei personaggi e nell’analizzare sentimenti intensi come l’amore e la passione. Ma Jules e Jim è anche e soprattutto un’opera di forte trasgressione.

La storia arrivò dalla penna del parigino Henri-Pierre Roché. Truffaut rimase affascinato dal suo romanzo per via della sincera innocenza e della straordinaria semplicità con cui lo scrittore raccontò un amore così disubbidiente e anticonformista. Un triangolo amoroso senza la necessità di un epilogo convenzionale, che non chiedeva né ai personaggi né al pubblico di operare alcuna scelta affettiva. Truffaut, che conosceva di persona Roché ed ebbe con lui un intenso scambio epistolare, decise di girare un film che si mantenesse il più fedele possibile al testo: una sorta di lettura filmata che alterna dialoghi del romanzo, riadattati da Truffaut stesso insieme allo sceneggiatore Jean Grault, a commenti in voice over che riproducono interi passi del libro. Roché scomparve nell’aprile del 1959 e tre anni dopo Truffaut gli restituì la parola, ancora un’ultima volta.

Il triangolo amoroso raccontato nel film si muove secondo dinamiche anomale sia rispetto ai canoni cinematografici del cinema francese tradizionale, sia alle convenzioni sociali del tempo. Jules e Jim celebra la figura di una donna forte, più forte degli uomini che incontra, una donna affascinante e trasgressiva, incapace di appartenere a un uomo solo e decisa ad affrontare la vita istante per istante, a dispetto delle costrizioni e degli obblighi che la società impone. Una donna disposta a scavalcare ogni regola per raggiungere una libertà incondizionata in ogni sfera della propria esistenza, anche e soprattutto amorosa. Perché l’amore dovrebbe avere dei paletti, degli schemi e delle regole? Chi li ha decisi? Che cosa vieta di amare più di una persona contemporaneamente? Jules e Jim si fa allora espressione di una libertà vissuta fino in fondo, a partire dall’assunto che la coppia non sia necessariamente la forma ideale dell’amore e può anzi essere concepita come una struttura limitante. Un afflato di ribellione che accomuna i tre protagonisti e che sarà il fondamento di quella rivoluzione dei costumi che negli anni successivi animerà i giovani francesi e sfocerà nel Maggio Francese.

Il desiderio di libertà e la ricerca di un amore senza regole sfocia in una logica della trasgressione e dell’irrazionalità, priva di regole etiche. Una tematica attualissima e molto discussa ancora oggi, in un’epoca in cui i rapporti intimi e personali stanno subendo continue ridefinizioni per l’influsso delle nuove tecnologie e di una società sempre più fluida. Se l’intenzione di superare i limiti sociali e personali deve spesso fare i conti con la dura realtà, l’unico modo per ritagliarsi uno spazio sempre maggiore di libertà è quello di pensare fuori da ogni schema, soffermarsi a riflettere sul concetto di amore e continuare a metterlo in discussione. Senza smettere mai.

Mattia Migliarino